Triplicate le domande al bando contributi per i centri estivi. La dichiarazione di Mattia Morolli, assessore ai servizi educativi del Comune di Rimini

Quello dei centri estivi è senza dubbio una dei principali osservatori sociali da cui poter analizzare l’andamento della società riminese.

Quello dei centri estivi è senza dubbio una dei principali osservatori sociali da cui poter analizzare l’andamento della società riminese.

A maggior ragione oggi che, a chiusura del bando per i contributi per la frequenza dei centri estivi, ci troviamo di fronte numeri assolutamente inediti che meritano una attenta riflessione.  

Nell’arco di un solo anno sono infatti più che triplicate le domande per il contributo ai centri estivi. Se nel 2020 erano state 709 le famiglie a richiederlo, quest’anno (il bando chiudeva ieri a mezzanotte) le domande sono diventate 2.135. Si tratta di un bando distrettuale, i cui numeri fanno riferimento al territorio di Rimini nord. Di questi, anche se sono attualmente in corso le verifiche di dettaglio, circa il 70% provengono da famiglie residenti nel Comune di Rimini.

Si tratta di un dato eclatante, con una valenza sociale forte. I motivi sono diversi. Il più tecnico, e forse banale, è stato quello relativo all’innalzamento della soglia isee di accesso. Ma da solo non giustificherebbe comunque divari così importanti. Dal punto di vista più sociologico, invece, la lettura si presta a diverse interpretazioni. La mia è che ci siano tre variabili correlate e preponderanti che hanno inciso più di altre. La prima è relativa al bisogno di socializzazione dei nostri figli che, dopo il drammatico confinamento della quarantena, hanno ora una grande necessità di tornare a giocare,  incontrarsi e lavorare insieme. La seconda riguarda la fiducia delle famiglie nei confronti della prevenzione sanitaria fatta dalle istituzioni. Se l’anno scorso si respirava più diffidenza,  quest’anno cè un clima di maggiore fiducia, segno di un buon lavoro fatto in ambito sanitario e logistico. La terza invece allarga il campo a quello occupazionale. Si, perché il centro estivo è, per definizione, un servizio tarato sulle coppie che lavorano e non possono curare per tutta la giornata lo sviluppo dei loro figli. Questo aumento vertiginoso delle domande è quindi anche il segnale di una città che riparte, di genitori che tornano a lavorare o che comunque lo fanno per un orario più importante rispetto ad un anno fa. Sono tutte indicazioni che avevamo preventivato ma, sinceramente, non in questo ordine di grandezza.  A Rimini questo vale più che per altri territori perché il lavoro estivo è ovviamente preponderante rispetto altre realtà meno turistiche.

Ai dati già evidenziati sopra ne va aggiunto un altro, altrettanto importante, altrettanto inedito. Rispetto al 2020 è infatti raddoppiata la richiesta del contributo handicap per la frequentazione dei centri estivi. Una domanda a cui abbiamo deciso di rispondere con un aumento delle risorse messe a disposizione, arrivando ad un investimento di circa 900 mila euro.

Numeri, segnali, risorse che testimoniano la voglia di una nuova socialità, la ripartenza delle attività lavorative che impegnano i genitori, l’investimento economico e strutturale da parte dell’Amministrazione. I centri estivi sono infatti parte integrante del diritto allo studio e rappresentano a tutti gli effetti un servizio educativo e didattico. Per questa amministrazione il diritto allo studio continua a rappresentare una dei punti di forza incontestabili e inalienabili del bilancio comunale. Se abbiamo aumentato ulteriormente questo investimento è perché siamo consapevoli che anche dai centri estivi possa ripartire lo sviluppo economico e sociale della nostra comunità e il ritorno a quella socialità di cui tutti noi, dai più piccoli ai più grandi, sentiamo un grande bisogno.

Ultimo aggiornamento

08/07/2021, 15:25