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Adozione della Variante al PAI, dichiarazione dell’assessora alla pianificazione del territorio Valentina Ridolfi

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Descrizione breve
Nelle prossime settimane la Regione svolgerà incontri sul tema anche nella nostra provincia
Data:

6 Febbraio 2026

Tempo di lettura:

3 minuti

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“Il tema sollevato in questi giorni dagli Ordini professionali e tecnici di tutte le province dell’Emilia Romagna e da Legacoop in relazione all’adozione della Variante al PAI da parte dell’Autorità di bacino distrettuale del Po esprime le stesse preoccupazioni di tutti i Comuni della Regione, in particolare modo di quelli ubicati lungo la costa e i corsi fluviali. 

Uscendo dall’ambito specialistico della materia urbanistica, la discussione e le relative decisioni su questo nuovo strumento pianificatorio avranno effetti profondi su tutti i territori perché, in buona sostanza, il PAI (Piano Assetto Idrogeologico) definisce le regole che governano l’edificazione nelle zone considerate a rischio idraulico.

Questa variante appena adottata aggiorna dunque le mappe di pericolosità e di rischio anche dell’Emilia Romagna. C’è una ragione e risiede chiaramente nella necessità di dare risposte agli eventi alluvionali sempre più frequenti che, negli ultimi anni, hanno colpito purtroppo anche la Romagna. Se l’obiettivo è sacrosanto e condiviso senza se e senza ma, quello che oggi rappresenta una difficoltà tangibile per Comuni, imprese, reti associative sono le modalità con cui è stato introdotto questo Piano. 

Pur in assenza di confronto preventivo con enti locali e professioni tecniche e senza alcuna direttiva circa l’applicazione concreta e uniforme, le cosiddette norme di salvaguardia già attive si sovrappongono e ‘superano’ gli strumenti di pianificazione comunali vigenti, generando una confusione evidente circa l’interpretazione delle nuove disposizioni. Come ha messo bene in evidenza Legacoop, questo stallo rischia di portare a una effettiva fase di ‘sospensione’ nell’attività di verifica delle pratiche edilizie da parte dei tecnici dei Comuni, con una ‘frenata’ negli investimenti già programmati (che Legacoop quantifica in 500 milioni di euro in Romagna) e l’oggettiva difficoltà ad intervenire legittimamente sul proprio patrimonio edilizio.

La contraddizione è proprio questa: ferma restando la condivisione sacrosanta dell’obiettivo, e cioè l’innalzamento delle misure per la protezione dal rischio idraulico, la difficoltà a intervenire per aggiornare, grazie alle nuove tecnologie, il patrimonio edilizio in termini di qualità e maggiore sicurezza del costruito andrebbe paradossalmente a elevare la vulnerabilità del territorio. Non solo: facendo un esempio molto riminese, l’applicazione pedissequa della variante PAI metterebbe a fortissimo rischio la realizzazione del piano di sviluppo di IEG, il cui valore in termini non solo economici e occupazionali, ma di risanamento e rinaturalizzazione dell’area, sono noti a tutti. Rimini ormai da tempo ha organizzato la propria pianificazione urbanistica sulla rigenerazione e sulla riqualificazione, piuttosto che consumo di nuovo territorio, ma nonostante questo, senza un quadro operativo definito e uniforme, anche questa impostazione rischia di essere penalizzata. 

Così come hanno sottolineato formalmente gli ordini professionali e tecnici e gli stessi Comuni, si chiede alla Regione Emilia Romagna la capacità di fornire un quadro chiaro di regole interpretative che tengono assieme prevenzione dal rischio idraulico, evitando che la confusione applicativa diventi un ostacolo allo sviluppo pianificato in maniera sostenibile delle città.

Nelle prossime settimane la Regione svolgerà incontri sul tema anche nella nostra provincia. Siamo certi che una soluzione in grado di rispondere a tutti gli obiettivi verrà definita”.

Ultimo aggiornamento:

06/02/2026, 11:53