La morte violenta di Giulia Cecchettin, la dichiarazione di Chiara Bellini, Vicesindaca con delega alle politiche di genere 

E' necessario un un lavoro strutturale e annuale sull'educazione all'affettività e sulla parità di genere.

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Questa è la settimana che porterà, sabato 25 novembre, alla camminata per le vie del centro, in occasione della giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne. Un appuntamento importante e sentito, nell'ambito di un calendario più ampio di appuntamenti e incontri di “Donne coraggio!”, ideato e organizzato dal Comune di Rimini insieme a Rete Donne Rimini e ad altre associazioni riminesi. Quest'anno la camminata cade nei giorni e nelle ore della enorme, gigantesca ondata di emozione e di indignazione che sta percorrendo tutto il Paese per la morte violenta di Giulia Cecchettin.
La vicesindaca con delega alle politiche di genere, Chiara Bellini, interviene con una riflessione sul recente femminicidio di Giulia per invitare insegnanti e dirigenti scolastiche a introdurre nelle scuole programmi di educazione all’affettività e sulla parità di genere, a patire proprio dai più piccoli, come già a Rimini si sta cominciando a fare.


“Il 25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, saremo tutte e tutti in piazza per manifestare e ricordare le vittime dei femminicidi che hanno ferito a morte il nostro Paese e la nostra Rimini.
Da assessora alle pari opportunità, alla scuola e all'università, mi rivogo ai e alle dirigenti scolastiche, alle e agli insegnati, affinché introducano nei programmi scolastici di ogni ordine e grado un lavoro strutturale e annuale sull'educazione all'affettività e sulla parità di genere.
Il drammatico femminicidio di Giulia Cecchettin ha scosso ulteriormente il nostro Paese e la nostra comunità Riminese, nonostante siano ormai quotidiani i casi come questo. Riscontro tra le persone un coinvolgimento profondo, probabilmente perché Giulia era molto giovane, così come l'uomo che le ha strappato la vita.
Questo turbamento collettivo deve almeno avere un senso: quello di dare maggiore impulso alla battaglia sulle pari opportunità e sull'eliminazione della violenza di genere. Uso il termine 'battaglia' perché nonostante la violenza sulle donne sia ormai un fenomeno sistematico e non sporadico, siamo ancora costrette a spiegare le ragioni delle nostre rivendicazioni su parità e rispetto, che quotidianamente vengono disattese, sminuite e persino derise da molti uomini, e purtroppo anche donne. Non basta 'stracciarsi le vesti' dopo l'ennesimo episodio, e poi rimandare nuovamente quelle strategie e provvedimenti che potrebbero fare la differenza.
L'assassino di Giulia non era un 'mostro', era un ragazzo come chiunque altro. La responsabilità dei reati è naturalmente individuale ma qui si va oltre: c'è un tema culturale che riguarda in primis gli uomini, gli uomini che dovrebbero essere i primi a combatterla senza anch'essi più stare a guardare. Prima di tutto cominciando fermamente a condannare non solo gli episodi tragici, all'indomani di una fortissima emozione, ma riflettendo e mettendo in discussione la qualità del rapporto che ha con la propria compagna, sorella, madre, figlia, collega di lavoro. Il cambiamento, quello decisivo, passa da qui.
Da assessora alle pari opportunità, alla scuola e all'università, mi rivogo ai e alle dirigenti scolastiche, alle e agli insegnati, affinché introducano nei programmi scolastici di ogni ordine e grado un lavoro strutturale e annuale sull'educazione all'affettività e sulla parità di genere. Aprire gli occhi ai ragazzi e alle ragazze su questi temi può essere fatto insegnando qualsiasi materia. Nella mia esperienza di docenza universitaria, ero solita spiegare i ragazzi e alle ragazze il motivo per cui artisti e filosofi del passato, fossero soprattutto maschi, e quali fossero le cause sociali, storiche e culturali che determinarono l'esclusione delle donne dall'istruzione e da certe professioni. Far nascere in loro uno spirito critico sul fatto che la nostra cultura sia permeata dal patriarcato e che questo abbia portato nel tempo a una subordinazione della donna all'uomo, nonostante l'uguaglianza di diritti prevista dalla nostra costituzione e dal nostro sistema di leggi. Ciò che manca nel nostro Paese è la parità di sostanza, e questa mancanza genera un meccanismo tossico che può arrivare a estreme conseguenze.
Alle scuole e all'università viene demandato molto, ma non posso non chiedere loro, oggi più che mai, con accorata fermezza, di introdurre sistematicamente progetti su questi temi. L'appoggio del comune sarà pieno e concreto. Da settembre, sarà mia cura introdurre progetti sull'educazione alla parità già nei nostri nidi e scuole dell'infanzia comunali, un lavoro di studio e riflessione che il nostro coordinamento pedagogico ha già intrapreso da oltre un anno.
Il 25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, saremo tutte e tutti in piazza per manifestare e ricordare le vittime dei femminicidi che hanno ferito a morte il nostro Paese e la nostra Rimini. A questo proposito colgo l'occasione per rinnovare a tutte e tutti l'invito a partecipare alle iniziative culturali di sensibilizzazione, dibattito e riflessione sull'argomento in programma per il mese di novembre, nell'ambito dell'iniziativa "Donne coraggio!", a cura del Comune di Rimini e delle associazioni della Rete Donne Rimini e non solo, che si si svilupperanno per tutto l'arco dell'anno.
Perché tutti e tutte abbiamo bisogno di formazione e educazione, soprattutto noi adulte e adulti: non sentiamoci esenti da tutto ciò.”.

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Ultimo aggiornamento

23/11/2023, 16:52