La dichiarazione dell’Amministrazione Comunale.

Data di pubblicazione

“Ancora una volta la storia di Rimini riaffiora in superficie, riaccendendo la curiosità e l’interesse per il sempre affascinante racconto dell’evoluzione dell’uomo in rapporto al territorio attraverso i millenni. C’è quindi fermento ed attesa per conoscere gli esiti degli approfondimenti e delle indagini in capo alla Soprintendenza rispetto ai recenti ritrovamenti effettuati nell’area del cantiere della nuova casa della comunità di via Ovidio, che stando a quanto si apprende potrebbero essere riconducili ad un villaggio su palafitte di epoca preromana. Una scoperta che, se validata dagli esperti, rappresenterebbe un unicum per Rimini, offrendo così nuovi preziosi elementi di conoscenza per approfondire la storia di Rimini prima di Ariminum, prima cioè della fondazione nel 268 della colonia romana, andando così a confermare quanto in parte già documentato attraverso le testimonianze conservate al Museo della città rispetto alla frequentazione dell’uomo nel nostro territorio attraverso tutta l'epoca preistorica e protostorica.

Lo spazio museale di via Tonini dedica infatti un’intera sezione dedicata a quell’immenso arco temporale racchiuso tra paleolitico e età del ferro: un itinerario che prende le mosse da un milione di anni fa con i segni della presenza dell'homo erectus sul colle di Covignano, allora lambito dal mare e che prosegue attraverso “preziose” eredità quali le selci scheggiate del neo-eneolitico. A raccontare squarci di vita nel territorio nel periodo neolitico - a Covignano, fra Santarcangelo e Sant’Ermete e a sud di Rimini - è la ceramica, modellata in forma di scodelle e vasi a fiasco. Oltre ai manufatti in pietra che  diventa non più solo scheggiata ma ritoccata e levigata, è presente anche una collana di conchiglie con pendaglio in pietra, ritrovata a Covignano, a documentare la pratica dell’ornamento personale. L’Età del bronzo, fra la fine del III e il I millennio, vede innovazioni tecnologiche in campo metallurgico e segna la crescita demografica, con un popolamento che dalla fascia costiera si insedia sempre maggiormente fra la pianura e la collina. La conoscenza di questo ampio orizzonte culturale è affidata oltre che a vasellame in ceramica, a oggetti in pietra, osso e metallo, a resti degli insediamenti anche a tracce di capanne, abitazioni a pianta quadrangolare, di cui sono state riscontrate le buche per i pali che sorreggevano la struttura - segnalate oltre che a Covignano, anche a Misano e a Riccione lungo la via Flaminia. Il ritrovamento appena effettuato all’ospedale potrebbe quindi collocarsi in questo quadro.

Siamo quindi curiosi di conoscere le risultanze delle indagini, per capire se da questo ulteriore rinvenimento sarà possibile arricchire di nuovi dettagli il racconto di un territorio attraverso le epoche; un racconto che l’Amministrazione ha da tempo posto alla base del percorso di sviluppo immaginato e delineato per la città, nella prospettiva che non ci sia un futuro solido se non si poggia sulla consapevolezza delle proprie radici e del percorso che ci ha condotto fino al presente.

Questo assunto sta alla base dell’intenso programma di valorizzazione del patrimonio archeologico appartenente alla città, che non a caso rappresenta una parte del dossier di candidatura di Rimini a Capitale italiana della cultura 2026. Da una ventina d’anni a questa parte sono stati numerosi gli interventi di particolare rilievo volti a riconsegnare ai cittadini pezzi della propria storia: dall’apertura al pubblico del Domus del Chirurgo, ormai più di quindici anni fa, alla piazza sull’acqua, l’area archeologica del Teatro Galli, l’arena Francesca da Rimini, fino a quelle più recenti come il restauro dell’Arco d’Augusto, la riqualificazione dell’area archeologica del ponte romano di San Vito e che proseguirà ad esempio con la prossima realizzazione della nuova illuminazione del Ponte di Tiberio e con le ricerche che nel prossimo anno l’Amministrazione ha intenzione di affidare sull’area dell’anfiteatro romano.

Nel caso del sito appena emerso di via Ovidio, siamo certi è che i diversi soggetti coinvolti sapranno trovare la migliore soluzione per garantire equilibrio tra una eventuale valorizzazione dei reperti e il cantiere della Casa della Comunità, con l'auspicio di proseguire nei tempi con la realizzazione di un investimento che è strategico e fondamentale per il nostro territorio. Parallelamente, Rimini continuerà ad investire nel percorso di rafforzamento della medicina di prossimità, attraverso la realizzazione delle altre due Case in progetto nelle zone nord e sud della città”.

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Ultimo aggiornamento

24/08/2023, 15:16