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Il 28 agosto al Teatro degli Atti di Rimini va in scena per la prima volta in Italia "La guerra non è ancora cominciata" di Mikhail Durnenkov, drammaturgo russo rifugiato in Finlandia

Dettagli

Descrizione breve
Diretto da Michele di Giacomo con Andrea Avanzi, Tamara Balducci, Francesco Pennacchia una coproduzione internazionale de Le Città Visibili
Data:

25 Agosto 2026

Tempo di lettura:

4 minuti

Descrizione

Il Festival - diretto da Tamara Balducci e realizzato con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, del Ministero della Cultura edel Comune di Rimini,- quest’anno, in occasione della XIV edizione, si impreziosisce di una coproduzione internazionale che vede protagonisti Città Visibili, assieme a Noveteatro e a  Katlz Riga (Latvia) con un team di artisti italiani e lettoni. La scelta di mettere in scena, per la prima volta in Italia, il testo di Mikhail Durnenkov - nella traduzione di Teodoro Bonci del Bene - è frutto dell’attenzione costante verso la scena contemporanea internazionale e della volontà di trattare temi di scottante attualità.

Lo spettacolo andrà in scena il 28 agosto alle ore 21 al Teatro degli Atti a Rimini.

 


Mikhail Durnenkov, tra i protagonisti della Novaja Drama (Nuovo Dramma), il movimento di giovani autori che ha rivoluzionato il teatro russo contemporaneo trasformandolo in uno strumento di critica e intervento sulla realtà, ci consegna con La guerra non è ancora cominciata un mondo in cui la guerra è tornata al centro della società e delle relazioni umane. Dieci episodi, quasi venti personaggi, interpretati da tre performer, si susseguono in un vortice di scene che oscillano tra comicità e tragedia, dirette da Michele di Giacomo.

Un marito geloso, due amanti occasionali, un padre furioso, una ragazza che chiede l'elemosina, un adolescente appassionato di videogiochi, un giornalista televisivo, interpretati da Andrea Avanzi, Tamara Balducci e Francesco Pennacchia, vanno a comporre i frammenti di un mosaico umano potente e inquietante, in cui la guerra è sempre evocata ma mai mostrata, come un rumore di fondo che sembra possibile ignorare. Ma quando la pace non è più un valore da difendere bensì un segno di debolezza, quando la paura diventa uno strumento di controllo, la guerra combattuta all'esterno finisce per insinuarsi anche nelle nostre vite, trasformandosi in piccole aggressioni, egoismi e incapacità di amare. Perché chiunque può diventare un nemico da cui difendersi. Su tutto aleggia così l'ombra di un'apocalisse imminente, una guerra possibile che spetta a noi decidere se evitare o alimentare. Un testo di straordinaria attualità che attraversa ironia, paradosso e realismo emotivo per interrogare il nostro presente.

 

Note di regia

Mikhail Durnenkov scrive La guerra non è ancora cominciata nel 2008, in una Russia sempre più autoritaria, governata da Putin. Il Paese è appena uscito dalla seconda guerra cecena ed è impegnato nel conflitto con la Georgia. In questo contesto nasce un testo composto da dodici scene di satira cupa e tagliente: situazioni apparentemente surreali che mostrano come aggressività, propaganda, paura e paranoia possano insinuarsi nella quotidianità fino a deformare i rapporti umani. Tutto nel suo testo è sospeso in uno spazio e in un tempo indefiniti, ma il riferimento alla realtà russa c’è. Oggi, alla luce delle tensioni sociali e di uno scenario internazionale segnato da guerre, bombardamenti e da una violenza sempre più normalizzata, il testo di Durnenkov assume il valore di una profezia. Per questa regia ho scelto di eliminare riferimenti temporali e geografici, mettendo in risalto il meccanismo teatrale e relazionale del testo nella sua crudezza e ironia e portando in scena dieci delle dodici scene, secondo la libertà prevista dall'autore. Lo spazio scenico è neutro, dominato da tonalità fredde: due sedute, due televisori e, sul fondo, una fila di mensole con costumi e oggetti. Qui i tre performer abitano lo spettacolo senza mai uscire di scena. Attraverso dieci episodi raccontano un mondo in cui la guerra diventa strumento di controllo, ma la violenza finisce per contaminare anche i rapporti più intimi. Ogni personaggio prende forma attraverso un solo elemento — un abito, un oggetto, un accessorio — consentendo trasformazioni rapide e un ritmo incessante, senza corrispondenza di genere o di età. I due televisori accompagnano il pubblico indicando luoghi e personaggi, ma diventano anche veicolo della paura: immagini di guerra, dichiarazioni politiche, telegiornali e videogiochi sparatutto costruiscono un flusso continuo di minaccia.

Le musiche originali del compositore lettone Toms Aunins accompagnano lo spettacolo con paesaggi sonori contemporanei che rendono percepibile l'imminenza del pericolo. La guerra non è ancora cominciata ci pone infine di fronte a una scelta: cedere alla paura e trasformarci in carnefici oppure opporci alla logica della violenza, rimettendo al centro l'incontro con l'altro e la possibilità di una nuova fraternità


Scheda Artistica

  • La guerra non è ancora cominciata
  • Di Mikhail Durnenkov
  • Regia e ideazione scenica Michele Di Giacomo
  • Traduzione Teodoro Bonci Del Bene
  • Con Andrea Avanzi, Tamara Balducci, Francesco Pennacchia
  • Musiche Toms Aunins
  • Sound design Marco Mantovani
  • Progetto video Vladimir Bertozzi
  • Costumi Berta Vilipsone
  • Luci Gabriele Orsini
  • Produzione Città Visibili, NoveTeatro e Katlz Riga (Latvia)
  • Con la collaborazione di Alchemico Tre
  • Con il supporto di Modes Muzejs Riga

Galleria immagini

  • in Foto Mikhail Durnenkoiv
  • La guerra non è ancora cominciata
  • La guerra non è ancora cominciata
  • in Foto Mikhail Durnenkoiv
Ultimo aggiornamento:

25/08/2026, 14:15