Caregiver familiari per anziani e disabili, il rischio di restare soli dietro la porta di casa
Dettagli
8 Ottobre 2026
2 minuti
Descrizione
“Le cronache di queste settimane ci hanno consegnato storie di disperazione che non possiamo ignorare, dalla tragedia di Pietralata, a Roma, alla fine di agosto, al dramma di Ostia avvenuto pochi giorni dopo. Sono vicende diverse, ma raccontano la stessa fragilità: quella di famiglie che portano da sole il peso di una malattia o di una disabilità, fino al punto in cui la solitudine diventa insostenibile. Sono situazioni estreme che vanno gestite e, ancora prima, prevenute con un'assistenza diversificata e vicina alle persone. A Rimini si lavora da anni in questa direzione, con una presenza diffusa sul territorio e interventi pensati sia per i casi gravi sia per quelli meno evidenti, che emergono di volta in volta attraverso segnalazioni o incontri.
Il Distretto ha costruito una rete che parte dalla demenza. Nel 2025 le 17 sedi, tra Centri d'Incontro e Caffè Alzheimer hanno svolto 850 incontri, con 515 persone e 97 familiari coinvolti, accompagnati da un passaggio graduale da una realtà all'altra secondo la valutazione dei professionisti. Ai caregiver è dedicato un sostegno specifico: 15 gruppi per 152 incontri e 288 partecipanti, oltre a 463 colloqui individuali con le psicologhe dei centri, rivolti a 346 familiari. A casa, il progetto Demedos ha attivato quest'anno una quindicina di percorsi che affiancano la persona malata, il familiare e l'assistente privata nella vita quotidiana. Poi c’è il progetto “Parent training” che prevede la realizzazione di gruppi di parent training rivolti a genitori e/o caregivers di persone con disabilità. Si tratta di un intervento psicosociale che prevede la realizzazione di incontri di gruppo condotti da uno psicologo e un educatore. Lo sportello Assistente in Famiglia aiuta poi a orientarsi nella ricerca e nella gestione regolare di una badante.
Servono infine momenti di respiro. I ricoveri di sollievo sono stati 191 e 42 anziani frequentano il centro diurno, mentre grazie al fondo regionale 13 caregiver hanno intrapreso un percorso con la psicologa o sono entrati in un gruppo di auto aiuto. Da gennaio abbiamo raccolto 49 autocertificazioni di caregiver, 12 riferite ad adulti non autosufficienti e 3 a minori, e per quelle relative ad anziani abbiamo contattato direttamente le persone per spiegare servizi e modalità di accesso. L'obiettivo è che nessun caregiver si senta solo nell'affrontare la fragilità o la malattia.
Sappiamo che quanto fatto finora non basta a mettere al riparo da ogni rischio, perché dietro ogni porta c'è una storia diversa e un carico che non sempre si lascia vedere. Per questo è necessario proseguire con convinzione su questa strada, rafforzando la rete e tenendo alta l'attenzione, affinché chi assiste un proprio caro trovi sempre qualcuno a cui rivolgersi prima che la fatica diventi isolamento.”
