Salesiani Don Bosco Rimini
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Salesiani Don Bosco Rimini
La storia della congregazione Salesiana fondata a Torino da don Bosco e la città di Rimini sono legate da un filo rosso: riminese è un giovane sacerdote, Francesco Cagnoli, guarito in modo sorprendente da don Bosco; riminese è Pietro Cenci, ragazzo orfano accolto nell’oratorio a Torino e poi diventato primo sarto della congregazione (colui che vestì don Bosco da vivo, da morto e da beato); riminese è Anna Maccolini, la cui prodigiosa guarigione rappresenta il miracolo richiesto nel processo di canonizzazione che fece salire agli altari don Bosco.
Nel 1882 don Bosco viene invitato a Rimini, dove la sua reputazione lo precede. La città lo accoglie con grande entusiasmo e si rafforza l’idea di una presenza salesiana in città, attraverso la cura dei giovani e dei più deboli, nel solco del carisma di don Bosco.
Occorrerà attendere il 1919 perché la storia dei salesiani a Rimini abbia inizio: è in quell’anno che l’allora vescovo di Rimini monsignor Vincenzo Scozzoli affida alle cure del primo salesiano, don Antonio Gavinelli, la zona dei “Trai” prospiciente al mare. Qui c’erano poche case, e nel 1912 era stata eretta la “Chiesa Nuova”: un piccolo e disadorno edificio sacro, privo persino del pavimento. Un inizio non facile dunque, fatto di tanti sacrifici, ma intessuto della grande dedizione e passione salesiana per i giovani. Proprio per loro nacque subito l’oratorio con il cortile e il campo di calcio e si avviarono diverse iniziative attorno alla piccola chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice. In poco tempo sorsero una scuola, un convitto per orfani, laboratori, teatro, una sala cinematografica. Nel 1923 arrivarono le Figlie di Maria Ausiliatrice, ramo femminile della Congregazione, che diedero inizio al loro oratorio e alla scuola elementare.
Poi vennero gli anni della seconda guerra mondiale e della devastazione che colpì in maniera profonda anche la città di Rimini. Tra coloro che si prodigarono a far fronte alle tante ferite subite dai riminesi, c’era anche il giovane Alberto Marvelli. Cresciuto nei cortili dell’Oratorio Salesiano secondo i dettami di don Bosco, “buon cristiano e onesto cittadino”, l’ingegner Alberto Marvelli ricoprì anche il ruolo di “Assessore alla ricostruzione” nella Rimini distrutta dalla guerra, spendendosi con estrema generosità fino alla sua morte, avvenuta nell’ottobre del 1946. La beatificazione del 2004 da parte di Giovanni Paolo II è fonte di gioia e di grazia per tutta la Chiesa riminese e motivo di orgoglio per l’intera città.
Con la trasformazione e lo sviluppo della Rimini balneare degli anni 50/60, si trasforma anche la Chiesa di Maria Ausiliatrice, che si amplia per accogliere non solo i parrocchiani, ma anche i tanti turisti che riprendono a frequentare le nostre spiagge. È del 1962 l’inaugurazione della Chiesa così come oggi la conosciamo, più che raddoppiata rispetto al progetto originale. L’istituto, terminata la presenza di un proprio convitto, mette a disposizione i propri locali alle scuole statali per i cicli della primaria, delle Medie e del Liceo Artistico. Il cortile continua ad essere il fulcro di tante attività sportive (calcio, pallacanestro, pallavolo, pallamano), il teatro ospita spettacoli e commedie dialettali, non mancano mostre d’arte e convegni. In Chiesa, ovviamente, si continua ad accogliere i fedeli e a sostenerli nel loro cammino spirituale.
Dopo anni difficili anche per la stessa Congregazione (la crisi delle vocazioni ha portato alla dolorosa chiusura di diverse case salesiane in alcune città dell’Emilia Romagna), gli anni 2000 hanno rappresentato un nuovo inizio dell’opera salesiana di Rimini, concretizzatosi nella realizzazione di una “Casa per ferie” per l’accoglienza di gruppi e di famiglie e nella riorganizzazione del cortile e degli spazi destinati alle attività parrocchiali, ripartite con slancio dopo il Covid, per offrirsi nuovamente alla città come casa aperta e accogliente per tutti.
Nel 2024 ha preso vita il doposcuola dell’oratorio, nato in punta di piedi e oggi frequentato da venti bambini e ragazzi, accompagnati da circa quindici volontari che si alternano ogni pomeriggio. Da settembre 2025, inoltre, l’opera ospita la Casa Italia-Cina don Bosco, che accoglie cinquanta ragazzi di origine cinese insieme a un gruppo numeroso di religiosi e laici impegnati con entusiasmo nel servizio educativo. L’oratorio, quotidianamente frequentato da parecchi adolescenti e giovani, ha ripreso anche la tradizione dei campeggi e, grazie all’ingresso nella Zona Pastorale Flaminia, la parrocchia ha avviato una collaborazione viva e fraterna con le comunità vicine. Il 2025 è stato un anno particolarmente ricco di grazia: la chiesa è stata riconosciuta come Luogo Giubilare e si è celebrato il centenario della visita del beato don Filippo Rinaldi, terzo successore di don Bosco.
