A 100 anni dal primo bombardamento su suolo italiano della I Guerra Mondiale, Rimini ricorda

Il 23 maggio l'Italia trasmette la dichiarazione di guerra contro l'Austria-Ungheria. Il 24 maggio ha luogo il primo bombardamento su suolo italiano della I Guerra Mondiale. Rimini viene colpita dal mare; muore un cittadino riminese e vengono distrutti alcuni edifici
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Possiamo leggere dalla nota tratta dal libro (non ancora ultimato) di Davide Bagnaresi e Gianluca Calbucci, ricercatori storici riminesi e membri dell'Istituto per la Storia della Resistenza e dell'Italia Contemporanea della nostra Città, la cronaca delle vicende di quel terribile giorno di cento anni fa.

“Una pagina dolorosa della nostra storia - commenta il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi - che merita di essere rimarcata, a distanza di 100 anni esatti, per evidenziare il tributo di vite e dolore che Rimini ha lasciato nell’arco di quello che viene definito ‘il secolo breve’. Quello del 24 maggio 1915 fu il primo bombardamento subito dalla città, che si trovò- trent’anni dopo- completamente rasa al suolo, all’epilogo della seconda guerra mondiale. Abbiamo saputo piangere i nostri cari, resistere alle fatiche e alla sofferenza, rialzarci in piedi e ricostruire: una, due, tre volte in un secolo. Rimini è città d’oro al valor civile, coraggiosa e ostinata, soprattutto capace di non arrendersi mai. Lo ha fatto più volte ieri, lo fa oggi, lo saprà fare domani”.

“23 maggio. Al pari di tutti i comuni costieri dell’Adriatico, Rimini era stata dichiarata Zona di guerra. Poche ore prima dell’ingresso del Regno d’Italia nel primo conflitto mondiale la sezione locale del Comando dei vigili del fuoco, in accordo con il Municipio, aveva diramato un comunicato al fine di avvertire la popolazione sulle norme da seguire in caso di attacco nemico. In esso si elencavano una serie di comportamenti da tenere per garantire l’incolumità dei cittadini e assicurare a essi un pronto soccorso.

24 maggio. Intorno alle ore 3.30 del mattino l’equipaggio dell’Incrociatore Sankt Georg, scortato da due torpediniere, iniziò le manovre di avvicinamento alla costa riminese per bombardare gli obiettivi strategici della città. La vedetta della Torre civica, avvistata la nave, avvisò telefonicamente il comandante dei pompieri. Passata mezzora e giunta a due chilometri dalla costa la nave rivelò la sua nazionalità issando a poppa la bandiera austriaca. Comprese le intenzioni belliche in quell’istante la vedetta diede l’allarme mediante il suono della campana e quasi contemporaneamente partirono dal mare i primi colpi in direzione della città. Il tiro fu diretto verso il nuovo ponte ferroviario in cemento armato, ma danneggiò alcune case retrostanti. Subito dopo l’incrociatore puntò i suoi cannoni contro il ponte in ferro sul Marecchia «danneggiando carri ferroviari fermi sul binario della linea di Ravenna e stabili privati». Il bombardamento durò una ventina di minuti e vennero sparati oltre cinquanta colpi che non sempre andarono a segno, raggiungendo le colline circostanti e il centro storico. In seguito la nave prese il largo. Il Comandante dei Pompieri, dopo aver fatto un rapido giro per la città al fine di accertare i danni subiti, riunì in Caserma tutto il personale disponibile e inviò tre squadre di pompieri, col materiale occorrente, nei punti maggiormente danneggiati. La prima si diresse in via dei Mille, al numero 84, presso l’abitazione dei coniugi Porti Salvatore e Maddalena Romanelli che risultarono essere lievemente feriti. La loro casa, colpita in pieno da una granata, fu demolita delle parti pericolanti e immediatamente vennero rimosse le macerie e recuperate le suppellettili. La seconda raggiunse lo stabile in via Clodia n. 83, anch’esso colpito da una granata. Il proprietario Manlio De Angelis e sua figlia Vera di 6 anni, entrambi feriti, vennero trasportati al Civico Ospedale. Anche in questo caso i Pompieri lavorarono per mettere in sicurezza l’abitazione. La terza squadra, infine, si diresse in via Emilia, nei pressi delle Fornaci Fabbri, dove l’attacco navale aveva pesantemente colpito diverse abitazioni. Una di queste fu attraversata da parte a parte da una granata uccidendo sul colpo il suo inquilino, Augusto Menghi. Dopo solo quattro ore dalla dichiarazione ufficiale di guerra italiana, Rimini poteva già contare la sua prima vittima. Per effetto dei bombardamenti altri quattro cittadini (Virginia Pagnini, Iole Tosi, Elvio De Angelis, Maria Magrini) necessitarono di cure.

L’alba di 100 anni fa trascorse in modo frenetico tra le strade di Rimini, tra pompieri che completarono i loro interventi operando vari lavori di puntellamento e demolizioni e cittadini che – svegliati dal rombo del cannone (e non dal suono delle campane) – nel frattempo erano scesi nelle vie. Rimini si era addormentata sapendo che al risveglio sarebbe «entrata in guerra», ma mai avrebbe pensato – in virtù della distanza dal confine austriaco – di essere bombardata, anche nel peggiore dei casi, così presto. La mattina di quel 24 maggio il neo Sindaco Adauto Diotallevi fece affiggere un messaggio nel quale invitava la popolazione a non lasciarsi prendere dal panico e a confidare nella difesa che l’esercito italiano sarebbe stata in grado di garantire per la città.

L’attacco creò in città un clima di insicurezza che dovette necessariamente sommarsi alle preoccupazioni per i propri cari (richiamati sotto le armi) e all’aggravarsi della situazione economica locale, in pesante crisi in due tra le sue industrie più significative: quella balneare e quella della pesca (a settembre 1914 un bragozzo era saltato in aria sulle acque di Rimini dopo aver urtato una mina austriaca. Bilancio 9 vittime e blocco della pesca). Tale insicurezza perdurò a lungo perché Rimini si trovò militarmente impreparata anche di fronte ai successivi attacchi del 18 giugno, 15 luglio e 15 dicembre. Considerato il perdurare del pericolo, al termine dell’ultima incursione si riunì una Commissione congiunta «contro i bombardamenti aerei ed offese dal mare» che decise di migliorare il servizio di osservazione e di segnalazione, mentre grazie all’impegno dell’Autorità governativa e Comunale la città venne fornita di idonei mezzi di difesa quali un treno armato con cannoni antiaerei ed artiglierie di medio calibro e, successivamente, di una sezione di aeroplani, dal giugno 1916 sotto il controllo del Comando della Difesa Antiaerea.

Per Rimini il quadriennio di guerra ebbe conseguenze gravose sotto il profilo umano ed economico: quasi 700 caduti sul fronte (o per conseguenti ferite di guerra), 2 civili periti a causa dei bombardamenti, l’azzeramento dell’economia locale e due terremoti – il 17 maggio e il 16 agosto 1916 – che distrussero e lesionarono centinaia di edifici della città. Sino al novembre 1918 la popolazione mostrò sempre un forte spirito umanitario nei confronti di chi era stato messo in ginocchio dalla guerra, creando associazioni di sussistenza e accogliendo – sebbene in forte difficoltà – migliaia di profughi veneti a seguito della rotta di Caporetto.”

Davide Bagnaresi – Gianluca Calbucci

 

Nella foto l’incrociatore austriaco San Giorgio

 

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Ultimo aggiornamento

15/05/2023, 16:59