Dal 24 marzo parte il ciclo I Mestieri del Cinema, 4 appuntamenti con Gianfranco Angelucci dedicati ai pilastri della Settima Arte
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17 Marzo 2026
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A Rimini ritornano in Cineteca le conversazioni di Gianfranco Angelucci su I Mestieri del Cinema, raccontati attraverso i film e l’arte di Federico Fellini. Quest’anno ci saranno di nuovo quattro appuntamenti dedicati, questa volta, alla Sceneggiatura (martedì 24 marzo), ai Costumi e Trucco (martedì 31 marzo), alla Coreografia (martedì 7 aprile) e alla Musica (martedì 14 aprile). Altrettanti pilastri indispensabili alla costruzione di qualsiasi opera cinematografica.
Senza la Sceneggiatura il film non esiste, non ascoltate chi sostiene il contrario. La base letteraria non solo è imprescindibile per giudicare la validità della storia da raccontare, ma per definire tutto ciò che serve alla macchina organizzativa: l’ambientazione, i personaggi, i luoghi di ripresa, la dotazione tecnica, la costruzione delle scene, il piano di lavorazione, il numero di pose degli attori. Soltanto su tale base il Produttore è in grado di quantificare i preventivi di spesa e reperire i finanziamenti, senza i quali il film non parte. Fellini nasce inizialmente come gagman, sceneggiatore fantasioso e umoristico dei registi del suo tempo, e in seguito di tutti i propri film.
Il secondo appuntamento riguarda Costumi e Trucco, riuniti in un unico reparto sotto la guida del costumista. Piero Gherardi e Danilo Donati, leggendari collaboratori di Fellini, hanno raggiunto accanto a lui inestimabili premi Oscar. Se nella vita comune “l’abito non fa il monaco”, nel cinema è esattamente il contrario, è proprio il costume, insieme al trucco, a definire il personaggio fin dalla sua prima apparizione e a consegnarlo per sempre all’immaginario collettivo. Esattamente come accade per i ritratti nella grande pittura di ogni epoca.
La Coreografia è l’arte alla base dello spettacolo stesso, la prima pietra angolare della rappresentazione pubblica, nata addirittura nell’antica Grecia attorno all’altare di Dioniso. Nei film di Fellini non solo è coreografia il suo originalissimo e avvolgente stile di ripresa, ma in quasi ogni sua storia troviamo almeno una scena di danza; a Giulietta Masina, naturalmente dotata, viene offerta invariabilmente un’occasione di ballo. Le sequenze di danza sono costanti immancabili: dal Satyricon al Casanova, da ROMA ad Amarcord, da La Città delle Donne a E la Nave Va a, da Ginger e Fred – che narra l’addio alle scene dei due guitti virtuosi di tiptap - a Intervista, e infine a La voce della Luna, con il famoso valzer di Strauss di Paolo Villaggio, e in chiusura con la goffa esibizione di una coppia di dropout.
Last but not least, ultima ma non per importanza, viene la Musica, che storicamente nasce come colonna sonora cinematografica alla fine del secolo scorso, quando un pianista accompagnava i film muti suonando direttamente sotto lo schermo.
Il linguaggio delle immagini e il linguaggio del pentagramma sono di fatto indissociabili. Nino Rota, definito da Fellini “l’amico magico” era la mente musicale del regista in un rapporto quasi medianico, al punto che è impossibile ascoltare un tema del compositore milanese senza associarlo immediatamente alle immagini del film: basti pensare alla tromba de La Strada o alla marcetta del carosello di 8 ½ . La precoce scomparsa di Rota aveva rappresentato per Federico una perdita irrimediabile. Ma poi era arrivato Nicola Piovani, che adattando duttilmente il proprio talento al mondo poetico di Fellini, aveva composto la colonna musicale dei suoi ultimi tre capolavori, Ginger e Fred, Intervista, La voce della Luna.
Gli incontri sui Mestieri saranno gratuiti e aperti a tutti, si svolgeranno presso la Cineteca di Rimini e offriranno una cavalcata appassionante all’interno quella Settima Arte che in tanti amiamo troppo per poterne fare a meno. Conoscere i segreti e le bugie della fabbrica dei sogni assicura una emozionante e definitiva complicità.
Le conversazioni, di un’ora e mezza ciascuna, saranno illustrate e arricchite da un dovizioso repertorio da schermo, tra clip tratte dai film, fotografie, disegni, e tanta fantasiosa ‘parafernalia’ felliniana che rende unico e irripetibile l’universo del Maestro Riminese.



