Né a scuola né al lavoro. Rimini pensa al potenziamento del supporto psicologico scolastico e alla creazione di nuovi percorsi professionalizzanti

Per la Vicesindaca Bellini necessario un “Pnrr emotivo a sostegno dei nostri adolescenti”.

Data di pubblicazione

Nè a scuola, né al lavoro, ovvero quando i giovani decidono di abbandonare gli studi ma non si sono ancora inseriti in un contesto lavorativo stabile. L’Italia è ultima in Europa e, anche se la Regione Emilia Romagna va molto meglio, Rimini decide di incominciare un percorso di potenziamento territoriale a sostegno dei docenti, delle famiglie e dei giovani, con diversi strumenti, da quello del supporto psicologico a nuove forme di formazione professionale legate ai contesti produttivi e occupazionali locali.

Questi alcuni dei temi all’ordine del giorno dell’incontro di questa mattina tra la Vicesindaca con delega alle politiche educative del Comune di Rimini, Chiara Bellini, i referenti dell’Ufficio scolastico regionale di Rimini, dell’Ausl e dei dirigenti scolastici.

La consapevolezza è quella di intervenire lungo tre direttrici: il potenziamento del supporto psicologico nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, anche attraverso percorsi di classe, investendo sull'importanza delle relazioni, oltre che agli sportelli individuali e il coordinamento. Intervenire per potenziare le competenze dei docenti negli ambiti dell’emotività, dei rapporti interpersonali e della psicologia. Sviluppare, anche attraverso il coordinamento con il Centro per le famiglie, percorsi specifici di sostegno alla genitorialità.

 

Alcuni dati

In Italia i giovani che non studiano e non lavorano (da una ricerca appena pubblicata dal Sole24 Ore) sono una enormità; il 25,1% dei giovani italiani tra i 15 e i 34 anni, praticamente 1 su 4. Non solo. Ben 1,7 milioni sono donne. Insomma, un vero e proprio esercito che, invece di ridursi, si è di anno in anno implementato, amplificando i divari a livello internazionale. Alta poi è la quota di abbandoni prematuri della scuola. Nel secondo trimestre 2020, a livello nazionale, il percorso formativo si è interrotto molto presto per il 13,5% dei giovani tra 18 e 24 anni (sono giovani che hanno al più la licenza media).

 

Gli abbandoni scolastici

Per quanto riguarda lo specifico degli abbandoni scolastici, In Emilia-Romagna le cose sembrano però andare meglio. In un report regionale del 2021, il dato è di poco superiore al 9%, al di sotto della media europea (nei 27 paesi dell’Unione la dispersione è al 9,9%) e con un tasso di quasi quattro punti percentuali migliore rispetto alla media italiana, che si ferma al 13,1%.

A fare la differenza è il modello organizzativo, dall’offerta diversificata di opportunità educative, formative e orientative ai percorsi personalizzati per fare emergere propensioni e attitudini di ragazzi e ragazze, sviluppare i loro talenti e contrastare le povertà educative fino alle risorse per garantire il diritto allo studio.

 

Il contesto riminese

Il dato, noto, è quello dell'abbandono scolastico che, a Rimini, è cresciuto quasi del 40 percento rispetto all'anno precedente, con poco meno di 80 segnalazioni pervenute dalle scuole del territorio. Di queste, 26 fanno riferimento all'homeschooling, o educazione parentale, che triplica le richieste, sotto le dieci negli anni precedenti. A questi vanno aggiunti quelli dell’occupazione giovanile. In attesa delle nuove statistiche, quelle presentate l’anno scorso dai report di settore della Camera di Commercio di Forlì/Cesena e Rimini, indicano un forte aumento della disoccupazione giovanile (+10,3%), soprattutto nel Riminese.

 

“Prima la crisi economica – è il commento di Chiara Bellini - poi la pandemia sanitaria, oggi gli inquietanti scenari bellici alle nostre porte hanno infatti messo a dura prova la tenuta psicologica dei nostri ragazzi che, in qualche caso, ha portato all’abbandono degli studi, senza ancora quelle competenze professionali per inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro. Quello che accomuna dati tra loro diversi è la necessità di un supporto emotivo che, a partire dai nostri adolescenti, si allarghi ai docenti e ai genitori. Un vero e proprio ‘pnrr emotivo’ che affianchi e rinforzi quello sulle infrastrutture scolastiche. Ne abbiamo parlato questa mattina, ribadendo la grande importanza del piano affettivo relazionale nell’educazione scolastica, con i rappresentanti dell’Ufficio scolastico regionale di Rimini, dell’Ausl e dei dirigenti scolastici. Stiamo inoltre pensando a percorsi pomeridiani post scolastici da svolgere nelle scuole, ma per potenziare ambiti relazionali e ricreativi diversi dalla didattica tradizionale. Anche sul piano più strettamente occupazionale è possibile mettere a sistema alcune azioni in grado di incidere in quella terra di mezzo, tra scuola e occupazione, dove è possibile recuperare molti ragazzi che abbandonano la scuola. In questi mesi ho incontrato e conosciuto diverse realtà del territorio che, grazie al know-how sviluppato sul campo, aiutano i giovani a crearsi una professionalità spendibile nei nostri ambiti lavorativi più forti, dal fieristico/congressuale al turismo. Quello che serve, anche qui, è un coordinamento che ci permetta di inserire in percorsi una volta prettamente istituzionali, anche quelle realtà locali che vogliono dare una mano. Per questo istruzione, formazione e occupazione sono al centro del nostro mandato amministrativo, perché siamo consapevoli che puntare sui giovani, a livello di sistema territoriale, è il modo migliore per costruire il futuro di una comunità”.

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Ultimo aggiornamento

08/03/2024, 00:10