Reddito di Cittadinanza, dichiarazione dell’Assessore alla Protezione sociale del Comune di Rimini, Kristian Gianfreda

Data di pubblicazione

"Solo sul territorio di Rimini, con le nuove modifiche introdotte dal Governo sul tema del Reddito di Cittadinanza, che restringono la platea dei possibili beneficiari saranno circa un centinaio a non avere diritto a questo sussidio. Il cambio delle regole dell’esecutivo nazionale esclude infatti alcune categorie che una volta ne avevano diritto. Una fase di transizione che però allarma non poco i Comuni: di fatto ancora le procedure per il percorso di formazione non sono state attivate e molti cittadini risultano disorientati sui prossimi passaggi da fare o su eventuali misure alternative di sostegno. 

 

Quella che stiamo attraversando è una congiuntura economica non semplice, caratterizzata da un’alta inflazione e una disoccupazione che stenta a ridursi: è importante che le famiglie non siano lasciate sole e che agli enti locali vengano dati gli strumenti adeguati per poter dare una risposta a famiglie che comunque si trovano in uno stato di difficoltà e di transizione. 

 

Lavorare per un Reddito di Cittadinanza diverso, da inserire in un percorso di 'stimolazione' del lavoro e non di mero assistenzialismo, è giusto, ma allo stesso tempo bisogna considerare che all’interno delle categorie di persone considerate di età lavorabile ci sono degli ostacoli concreti nel trovare un impiego. È una fase, questa, in cui, inoltre, il caro vita si fa sentire e rischia di gettare nella povertà nuove fasce di popolazione. Il passaggio è molto delicato e le persone non possono essere trattate come numeri da inserire in tabelle excell, del tu “sì” tu “no”, ma va fatta una comunicazione più delicata e vanno informate le persone su eventuali percorsi di aiuto alternativi. 

 

Le difficoltà permangono e le amministrazioni locali non hanno la bacchetta magica per far scomparire d’un tratto i problemi o, ancora peggio, non possono voltarsi dall’altra parte, facendo spallucce. Ripeto: è giusto che da settembre, per le 'categorie lavorabili', le domande siano condizionate alla partecipazione a corsi di formazione, ma questo deve essere chiaro, definito. Questi corsi o non sono partiti o non sono efficaci. Non si possono lasciare persone senza sostegno in un periodo segnato da un’inflazione così acuta. Le famiglie non possono essere lasciate senza risposte perché il Governo, in sintesi, dice 'andate a lavorare'. Se si dice questo, le politiche attive devono però essere funzionanti, attive appunto. Se non si guarda in faccia la realtà e non si traducono le intenzioni con i fatti, il pericolo è quello di accendere una bomba sociale”

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Ultimo aggiornamento

04/08/2023, 12:50