Serve agire su più livelli di intervento, indispensabili l’uno all’altro: lavoro, trasporti, dimestichezza con l'italiano, documentazione.

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“Rimini, come noto, è tra le città che accoglie oggi il più alto numero di profughi, in Regione e in Italia. Una situazione sulla quale credo sia necessario imbastire un ragionamento che vada al di là del conteggio numerico, iniziando a pensare agli orizzonti che potranno aprirsi da qui ai prossimi mesi e a quello che, come enti locali e istituzioni, possiamo fare per governare le inevitabili ricadute date da una presenza così importante. Permanenza che, probabilmente, si protrarrà per molti mesi.

Nonostante questa prima fase di risposta emergenziale alle situazioni di difficoltà e disagio sia ancora in corso, serve uno scatto concettuale per andare oltre alla questione più strettamente legata al tema dell'ospitalità, che non può essere la sola ed unica risposta a questa crisi umanitaria. 

E' interesse della nostra comunità e delle stesse famiglie di profughi, per quanto possibile, un percorso che possa portarli all'indipendenza. 

Ecco che si aprono alcune questioni centrali: la lingua, i trasporti, il lavoro. 

Uno dei primi passi su cui serve aprire una considerazione è quella sulle soluzioni più adeguate per facilitare l’occupabilità di queste persone (in prevalenza donne): supporto ai percorsi burocratici, supporto alla mobilità (abbiamo richiesto all'assessora regionale Elly Schlein e all'assessore Andrea Corsini l'autobus gratuito per i profughi) e l’apprendimento della lingua italiana.

Nel nostro territorio, come sappiamo, c’è un’alta domanda di lavoratori stagionali nelle strutture alberghiere e nella ristorazione, che da tempo si trovano di fronte a un problema di mancanza di personale.

Va pensato quindi, di concerto con i territori, le associazioni di categoria, i sindacati e tutti gli enti sovraordinati, un modo per favorire l’inserimento lavorativo dei profughi (non solo ucraini) in attività stagionali o, più in generale, in mansioni in linea con il loro ambito di competenza.

Ne abbiamo discusso anche nei giorni scorsi in un approfondito incontro tra il terzo settore, la protezione civile, il ‘Mir: Rimini per l’Ucraina’, i servizi sociali ed educativi del Comune, per fare il punto sui prossimi scenari possibili e sulle azioni da mettere in campo per governare questo improvviso fenomeno immigratorio in un'ottica di maggiore coesione sociale. 


È difficile trovare una professione a chi non conosce la lingua del posto, a chi non ha i mezzi per spostarsi e raggiungere il luogo del lavoro. Gli aspetti della vita sono collegati, in dialogo, altrimenti si fantastica nell'utopia. 

Per questo serve agire su più livelli di intervento, indispensabili l’uno all’altro: lavoro, trasporti, dimestichezza con l'italiano, documentazione. Per farlo occorrerà il supporto del terzo settore, del volontariato e dell’associazionismo, che, in questi mesi, hanno dato ancora una volta prova della loro indispensabilità. Come già sta accadendo con successo, è necessario mettere in rete le diverse realtà preposte all'accoglienza e all'assistenza - coinvolgendo anche le tante disponibilità che arrivano dai cittadini - per trovare una risposta a questa duplice esigenza, da un lato chi cerca il lavoro, dall'altro chi lo richiede”.

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Ultimo aggiornamento

02/04/2024, 00:10