Premio Artisti Italiani PART - Dai Palazzi dell’Arte di Rimini il nuovo riconoscimento per la giovane arte italiana in collaborazione con Comune di Rimini e Fondazione San Patrignano

La mostra dei dodici artisti finalisti dal 14 maggio al 2 ottobre 2022. 
PART Palazzi dell’Arte Rimini - Piazza Cavour 26. 
Presentazione alla stampa e opening: sabato 14 maggio 2022.
Annuncio del vincitore: sabato 1 ottobre 2022.

La mostra dei dodici artisti finalisti dal 14 maggio al 2 ottobre 2022. 
PART Palazzi dell’Arte Rimini - Piazza Cavour 26. 
Presentazione alla stampa e opening: sabato 14 maggio 2022.
Annuncio del vincitore: sabato 1 ottobre 2022.

La storia della Collezione San Patrignano si arricchisce di un nuovo capitolo dedicato all’arte italiana under 40. Il Comune di Rimini e la Fondazione San Patrignano annunciano i 12 artisti finalisti alla prima edizione del Premio Artisti Italiani PART, nuovo riconoscimento biennale per talenti dell'arte contemporanea di età inferiore ai quarant'anni, italiani o residenti in Italia.

Il Premio si basa sulla selezione di una rosa di finalisti, scelti da tre selezionatori che si sono distinti per le loro attività nel campo dell’arte emergente contemporanea, nominati dai sostenitori del Premio con l’incarico di eseguire la selezione degli artisti partecipanti. Il comitato di selezione individua dodici tra le voci più interessanti nel panorama della creazione contemporanea attive in Italia, sempre seguendo il principio su cui si fonda la Collezione della Fondazione San Patrignano e in linea con il codice etico della Fondazione.

I protagonisti della prima edizione, scelti dal comitato selezionatore composto da Edoardo Bonaspetti, Lucrezia Calabrò Visconti e Francesco Garutti, sono: Benni Bosetto, Costanza Candeloro, Caterina De Nicola, Binta Diaw, Lorenza Longhi, Beatrice Marchi, Diego Marcon, Daniele Milvio, Margherita Raso, Andrea Romano, Giangiacomo Rossetti, Davide Stucchi.

I dodici finalisti alla prima edizione saranno protagonisti dal 14 maggio al 2 ottobre 2022 di una mostra all’interno del PART Palazzi dell’Arte di Rimini. Il progetto di allestimento del percorso espositivo è di Luca Cipelletti, come per tutto il museo.

La mostra resterà visibile al pubblico per quattro mesi, utili al comitato sostenitori e al pubblico per visionare i lavori presentati. I visitatori del PART potranno infatti esprimere le proprie preferenze, attraverso un form disponibile in mostra, che andranno a comporre il singolo voto di giuria popolare che si aggiungerà a quelli del comitato di selezione. Anche le ragazze e i ragazzi ospiti della Comunità di San Patrignano potranno assegnare le loro preferenze.

Tre i riconoscimenti che saranno assegnati dal comitato dei sostenitori del Premio e dal Sindaco di Rimini che insieme avranno il compito di scegliere le tre opere che entreranno a far parte della Collezione San Patrignano e che saranno esposte al PART.

I vincitori si aggiudicheranno una somma in denaro pari a Euro 10.000 per il primo classificato, Euro 6.000 per il secondo e Euro 4.000 per il terzo classificato. I vincitori saranno proclamati nel corso di una cerimonia pubblica in occasione della fine della mostra, sabato 1 ottobre 2022.

Il Premio Artisti Italiani PART si propone di supportare l'arte contemporanea italiana emergente, contribuendo al tempo stesso all'accrescimento della Collezione della Fondazione San Patrignano secondo il modello di endowment su cui si fonda la Collezione stessa, attraverso l'acquisizione di un'opera di ciascuno dei primi tre classificati.

Il premio nasce da un’idea di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo e Giuseppe Iannaccone. Può contare su un comitato di sostenitori, composto da Francesca Bazoli, Diana Bracco, Carlo Cimbri, Paolo Clerici, Laura Colnaghi, Alberta Ferretti, Giuseppe Iannaccone, Daniela Memmo, Gilda Moratti, Letizia Moratti, Clarice Pecori Giraldi, Polissena Perrone, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Francesca Scaroni, Roberto Spada, Carlo Traglio, Francesca Tronchetti Provera e Flavio Valeri.

Il Premio Artisti Italiani PART ambisce ad alimentare la Collezione e i suggestivi spazi del PART con opere di grande qualità selezionate attraverso un dispositivo dinamico che agisca a sostegno della migliore pratica artistica italiana under 40 e con il coinvolgimento dei curatori più talentuosi, disegnando un inedito percorso virtuoso tra arte, territorio e solidarietà.

 

EDOARDO BONASPETTI

Edoardo Bonaspetti (Reggio Emilia, 1975) è fondatore e co-direttore di Ordet, piattaforma espositiva, di ricerca e produzione per l’arte contemporanea a Milano e fondatore e co-direttore della casa editrice Lenz Press. Dal 2019 è direttore artistico della Fondazione Henraux la cui mission è rivolta alla sperimentazione artistica e alla promozione della tradizione e della lavorazione del marmo. Dal 2019 al 2020 è stato direttore editoriale presso Skira e dal 2014 al 2018 curatore del Dipartimento di Arti Visive de La Triennale di Milano. Ha fondato la rivista d’arte contemporanea Mousse nel 2006, la casa editrice Mousse Publishing nel 2009 e l’agenzia di comunicazione Mousse Agency nel 2011, dirigendole fino al 2018. Insieme ad Andrea Lissoni e Filipa Ramos nel 2013 ha ideato Vdrome, piattaforma online di film e video d’artista. Ha organizzato numerosi progetti espositivi, collaborando con artisti come Neïl Beloufa, Ian Cheng, Marc Camille Chaimowicz, Thea Djordjadze, John Knight, Ghislaine Leung, Liliane Lijn, Diego Marcon, Michael E. Smith, Walter Swennen, Luke Willis Thompson, Samson Young e Christopher Williams. Per dOCUMENTA (13) ha sviluppato progetti e workshop a Kabul, in Afghanistan (2012). Tra il 2009 e il 2010 è stato co-responsabile e contributor per la sezione Arte di Domus. Ha tenuto lezioni presso l’Accademia di belle arti di Milano, NABA, IULM ed è docente del Master in Alta Formazione in Immagine Contemporanea presso la Fondazione Fotografia di Modena.

 

LUCREZIA CALABRÒ VISCONTI

Lucrezia Calabrò Visconti (Desenzano del Garda - Brescia, 1990) è una curatrice e critica. Attualmente curatrice e responsabile del dipartimento curatoriale di Pinacoteca Agnelli, dal 2018 al 2021 ha lavorato alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo come responsabile del Young Curators Residency Programme. Nel 2018 è stata la curatrice della 6th Moscow International Biennale for Young Art, “Abracadabra”. Progetti recenti includono il public programme di Verso per Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (2021); “Esasperate, Eretiche, Estatiche” con Giulia Crispiani per Almanac Inn (2021); “Get Rid of Yourself (Ancora Ancora Ancora)” per Fondazione Baruchello (2019); “Abstract Sex. We don't have any clothes, only equipment” con Guido Costa per Artissima (2019); “Good Luck, See You After the Revolution” con Mira Asriningtyas e Shona Mei Finlay, Università di Amsterdam e De Appel (2017). Nel 2017 ha fondato La Scuola della Fine del Tempo con Ambra Pittoni e Paul-Flavien Enriquez-Sarano. I suoi testi sono stati pubblicati in cataloghi e riviste specializzate. Ha curato il volume Shifting Views on Italian Art con Irene Calderoni (2021) e The New Work Times (2018) per Maurizio Cattelan. Dopo la laurea in Arti Visive e dello Spettacolo si è specializzata in Studi e Pratiche Curatoriali presso De Appel, Amsterdam e Campo, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Lucrezia Calabrò Visconti ha ottenuto un perfezionamento filosofico in Teoria Critica della Società presso l’Università degli Studi di Milano - Bicocca ed è attualmente iscritta al Master di Ricerca in Curatorial Critical Cybernetic Studies alla HEAD, Ginevra. Calabrò Visconti è co-fondatrice e vicepresidente di AWI - Art Workers Italia.

 

FRANCESCO GARUTTI

Francesco Garutti (Milano, 1979) è curatore ed editor d’arte contemporanea e di architettura. Dal 2017 come Curator Contemporary dirige l’Exhibition and Public Program Department del CCA - Canadian Centre for Architecture di Montreal.

Attivo nella costruzione di ricerche trasversali e letture critiche sulle questioni chiave del contemporaneo – dalla relazione tra tecnologia e politica al ruolo delle istituzioni oggi – Francesco Garutti è stato autore di progetti come “Elegantia. Harald Thys & Jos de Gruyter” per La Triennale di Milano (2017), e per CCA Montreal ha recentemente curato le mostre “Our Happy Life: Architecture and Well-Being in the Age of Emotional Capitalism” (2019), “The Things Around Us: 51N4E and Rural Urban Framework” (2020-2021) e i progetti di ricerca e documentary film Misleading Innocence (2014) e Now, Please Think About Yesterday (2019).

Architetto e ricercatore per Peter Zumthor Architekturbüro (2007-2008), Art and Architecture Editor per la rivista Abitare (2011-2013), Francesco Garutti ha curato “FAIRLAND – Explorations, Insights and Outlooks on the Future of Art Fairs”, Koenig Books & Mousse Publishing (2014) ed è parte del team di autori dell’opera multi-volume The Museum is Not Enough edita da Sternberg Press e CCA (2019 - in corso). Dal 2019 Garutti è direttore del programma “Out of the Box” sulla Collezione Gordon Matta-Clark del CCA di Montreal.

 

STATEMENT E BIOGRAFIE DEI 12 ARTISTI SELEZIONATI

 

BENNI BOSETTO (Merate - Lecco, 1987)

La pratica artistica di Benni Bosetto indaga la condizione umana sondando il ruolo dei rituali nella società odierna. Abbandonando le nozioni tradizionali del tempo e dello spazio e utilizzando un linguaggio visivo pre-logico, Bosetto fa appello a un’inconscia memoria collettiva, rileggendo il concetto di vaporizzazione del corpo e di perdita d’identità, il suo trascendere la dimensione spazio temporale, facendosi immagine di un perenne divenire e movimento. Nelle sue opere la corporeità si dissolve divenendo parte di altre specie, altri generi e altri tempi che si tengono e riallacciano in un racconto eterno. La realtà si rompe in un assemblaggio composto di molteplicità, a ribadire che l’essere umano è innanzitutto compost, essere-con-gli-altri.

                                                                                             

Benni Bosetto vive e lavora a Milano. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ha studiato al Sandberg Instituut ad Amsterdam. Tra le mostre personali: MAMbo, Bologna e Campoli Presti, Parigi (2022); ADA, Roma (2021); Almanac, Torino (2020); Kunstraum, Londra (2019); Tile Project Space, Milano (2017). Tra le mostre collettive: MAXXI L’Aquila (2022); Campoli Presti, Parigi (2021); Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, Roma (2021); Quadriennale di Roma (2020); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarene (2020); Villa Medici, Roma (2019); OGR, Torino (2019); MAMbo, Bologna (2019); Fondazione Baruchello, Roma (2019); DAMA, Torino (2016); De Appel Art Center, Amsterdam (2016). Benni Bosetto ha ricevuto il Pollock-Krasner Foundation Grant nel 2020.

                                                                                             

COSTANZA CANDELORO (Bologna, 1990)

La pratica di Costanza Candeloro si articola intorno alla scrittura, sia come strumento di racconto/comunicazione che come segno grafico, con cui porta avanti un’indagine su frammenti spazio-temporali personali e storici legati a narrazioni alternative.

“La rete di significati raccolta attraverso l’indagine segnica e letteraria diventa il corpo inorganico, frammentato, di opere cross-mediali. Sculture, video e disegni vengono prodotti attraverso un'ulteriore – spostata – plasticità meta-letteraria.” – Costanza Candeloro.

 

Costanza Candeloro lavora tra l'Italia e la Svizzera, dove si è laureata nel 2014 all'HEAD - Haute école d'art et de design di Ginevra. Nel 2021 ha partecipato “Stage of Adulthood” presso Sitterwerk a St.Gallen, “Devoured Spaces” presso Tunnel Tunnel di Losanna ed è stata tra i dodici artisti coinvolti per inaugurare il progetto RETROFUTURO – al MACRO di Roma. Ha inoltre partecipato “STATE OF MIND” all’Istituto Svizzero di Milano (2020); “H or Audience” a FRI ART, Kunsthalle di Friburgo (2020); Dépendance de l’Air a Riverside, Berna (2019); "Ehi, Voi!" la sezione curata da Michele D’Aurizio di Altri tempi, altri miti - 16a Quadriennale di Roma (2016); “Le Leggi dell’Ospitalità”, P420, Bologna (2014); e “Pocari Sweat” presso Truth And Consequences, Ginevra (2014). Nel 2020 ha realizzato il progetto online “Life-Edit” per la Fondazione Prada, Milano. È stata selezionata dall'edizione 2021 del Club Gamec Prize, curata da Attilia Fattori Franchini. Nella primavera 2022 terrà la sua mostra personale presso Martina Simeti, Milano.

 

CATERINA DE NICOLA (Ortona - Chieti, 1991)

Nella sua pratica ricorre alla fiction, alla scrittura e all’indagine sonora e oggettuale, per dare forma a modelli discorsivi e formali, sviluppando un’analisi di simboli e motivi, così come la loro circolazione in un sistema culturale più ampio. Prendendo spesso in prestito da altri, Caterina De Nicola tratta il gusto come uno strumento. Nella sua pratica lo scetticismo post-postmodernista è un meccanismo ricorrente attraverso il quale immagini-simboli generici ci permettono di sentirci parte di un ambiente sociale comune e indifferenziato. Ad influenzare la sua produzione sono sottogeneri della musica Noise, che a volte possono essere musicali, portando l’estetica no-fi alle sue estensioni.

 

Caterina De Nicola vive e lavora a Zurigo dove é coinvolta nel collettivo musicale Czarnagora. Dopo aver ottenuto un bachelor all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha partecipato allo CSAV della Fondazione Ratti di Como. Ha conseguito un master presso l’ECAL a Losanna e negli anni successivi ha preso parte ai progetti di residenza di CASTRO a Roma, Cripta747 a Torino, e La Becque in Svizzera. Il suo lavoro è stato mostrato in varie istituzioni e off spaces, come All Stars, Losanna; Museum Haus Konstruktiv, Zurigo; Chickentown, Zurigo; Centre d’Art Contemporain, Ginevra; Quadriennale di Roma (2020); Last Tango, Zurigo; Kunsthalle Zürich; Palazzina, Basilea; Il Colorificio, Milano; Galerie PCP, Parigi; TANK, Basilea; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo,Torino; Forde,Ginevra; Le DOC, Parigi e Istituto Svizzero di Milano. 

 

BINTA DIAW (Milano, 1995)

Spesso declinata sotto forma di installazioni di varie dimensioni, la ricerca plastica di Binta Diaw è parte di una riflessione filosofica sui fenomeni sociali, culturali e identitari, che definiscono il nostro mondo contemporaneo come la migrazione, la nozione di appartenenza o la questione di genere, attraverso corpo e spazialità. Alimentando la sua pratica attraverso contributi sull’intersezionalità e sul femminismo, Binta Diaw ci porta nell’esplorazione di molteplici livelli di identità; la sua come donna nera, in un mondo europeizzato; la nostra e quella di un continuo crocevia di storie e geografie.

 

Binta Diaw si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e all’ÉSAD di Grenoble, vive e lavora a Milano. Il suo lavoro è stato esposto in diverse mostre: “and plant seeds for a different way of living”, Titanik and Museum of Impossible Forms, Turku (2022); “The Recovery plan”, Istituto Italiano di Cultura, Parigi (2022); “Les Filons Géologiques”, Palazzo Accursio, Bologna (2021); Museo Novecento, Firenze (2021); “Dïà s p o r a”, Galerie Cécile Fakhoury, Abidjan (2021); School of Water–Mediterranea, Young Artists Biennale, San Marino (2021); “I have this memory, it is not my own”, Galerie Cécile Fakhoury, Dakar (2020); “Waves Between Us”, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Guarene (2020); “Nero Sangue”, Museo MAGA, Gallarate (2020); “In Search of Our Ancestor’s Garden”, Milano (2020); “Soil is an Inscribed Body”, Savvy Contemporary, Berlino (2019).

 

LORENZA LONGHI (Lecco, 1991)

Lorenza Longhi affronta e contesta il quotidiano come insieme di regole funzionali standard, codici e forme di significazione. Nella sua pratica, elementi visivi presi da strategie di comunicazione e oggetti che hanno un ruolo specifico all’interno della nostra contemporaneità vengono riprodotti e remixati, utilizzando laboriose tecniche artigianali per complicarne le forme primarie, testarli empiricamente e mettere in discussione la loro presunta neutralità.

 

Lorenza Longhi ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e all’ECAL di Losanna e vive a Zurigo. Ha esposto in varie parti d’Europa, comprese mostre personali presso Kunsthalle Zürich; Weiss Falk, Basilea; Bungalow, Berlino; Fanta-MLN, Milano e Plymouth Rock, Zurigo. Le sue opere sono state incluse in mostre collettive alla Fondazione Prada, Venezia; Quadriennale di Roma; MACTE, Termoli; Villa Vassilieff, Parigi; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. A Milano, è stata co-fondatrice di Armada, uno spazio gestito da artisti e lavoratori dell’arte. Nel 2020 ha vinto lo Shizuko Yoshikawa Advanced Award for Young Women Artists e lo Swiss Emerging Artist Prize di Société Générale. Nel 2021 è stata Artist in Residence presso lo Swiss Institute di New York.

 

BEATRICE MARCHI (Gallarate - Varese, 1986)

Attraverso diversi media, il lavoro di Beatrice Marchi indaga alcuni processi coinvolti nella definizione dell’identità, creando personaggi clowneschi che prendono vita in dipinti, video, performance e sculture. Prendendo ispirazione da episodi della sua vita quotidiana, il lavoro di Beatrice Marchi ruota intorno allo studio dei diversi stati di vulnerabilità di un individuo in relazione a una collettività, per esplorare la complessità delle relazioni umane, la coscienza sporca, l’insoddisfazione e la ricerca di approvazione.

 

Beatrice Marchi ha completato un Master of Arts alla Hochschule für Bildende Künste di Amburgo nel 2017 e oggi vive e lavora a Berlino. Prima di trasferirsi in Germania nel 2015, Marchi ha iniziato la sua carriera artistica collaborando con due collettivi artistici a Milano: Motel Lucie e Gasconade. Il suo lavoro è stato presentato in diverse mostre personali e collettive presso istituzioni e gallerie internazionali, tra cui: Fondazione Prada, Milano; Istituto Svizzero, Milano; Sandy Brown, Berlino; Casa Masaccio Centro per l’Arte Contemporanea, San Giovanni Valdarno; Riverside, Berna; Collezione Giuseppe Iannaccone, Milano; Hester, New York; Exo Exo, Parigi; Fanta, Milano; Gasconade, Milano, MACRO, Roma; Museion, Bolzano; Palazzo Reale, Milano; Performance Space, New York; Mambo, Bologna; Galerias Municipais de Lisboa - Galeria da Boavista, Lisbona; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; “Ehi, Voi!”, Altri tempi, altri miti 16a Quadriennale di Roma; PAC, Milano; GAM, Milano.

 

DIEGO MARCON (Busto Arsizio - Varese, 1985)

“La pervasività dell’immagine e l’utilizzo da parte delle principali forme di comunicazione del registro sentimentale è un evidente assunto. Adottando simili strategie linguistiche e formali, all’interno delle mie opere forme e figure della vulnerabilità sono spesso utilizzate in modo ambiguo e sinistro: il tentativo è quello di costringere lo spettatore, a sua volta, in una posizione di vulnerabilità; di accerchiarlo e sedurlo, con l’intenzione di trascinarlo all’interno di una dimensione psico emotiva sensibile. L’utilizzo strumentale di forme e figure della vulnerabilità costituisce un limite sottile e una zona opaca. Questa opacità, che si specchia anche nel lavoro, è da intendersi anzitutto come un strumento politico rivendicato con decisione, che oppone all’enunciato l’incomunicabile.” – Diego Marcon

 

Diego Marcon è un artista visivo che lavora principalmente con l'immagine in movimento. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive in istituzioni tra cui Fondazione Prada, Milano; Museo MADRE, Napoli; Triennale di Milano; Depot Boijmans Van Beuningen, Rotterdam; Institute of Contemporary Art, Singapore; Museo MAXXI e Museo MACRO, Roma; Museion, Bolzano; Fondation Ricard, Parigi; Centre international d’art et du paysage, Île de Vassivière; Artspace, Auckland. I suoi film sono stati proiettati in diversi film festival, tra cui Quinzaine des Réalisateurs, Festival de Cannes; Viennale, Vienna; International Film Festival Rotterdam; Festival du nouveau cinéma, Montreal; BFI e LSFF, Londra; Cinéma du Réel, Parigi.

 

DANIELE MILVIO (Genova, 1988)

“Il mio lavoro si fonda su un’iconografia errante e sull’arbitrio, non ha alcuna origine nella speculazione formale. I soggetti, molti dei quali ricorrenti, si manifestano in forme sempre differenti, e da nessuna tecnica dipendono. Disegnare velocizza i passaggi evolutivi tra un soggetto e l’altro e favorisce mutazioni e inserimenti, mentre l’avvicendarsi dei soli lavori compiuti rallenterebbe questo sviluppo. Il disegno si mantiene indipendente, non segue tensioni né logiche produttive, le quali ne condizionerebbero il ruolo di veicolo di evoluzione autonoma dell’iconografia. La formazione dell’iconografia dipende in parte dall’osservazione e dallo studio, in parte dall’imprevisto. Credo importante precisare che anche le istanze che portano alla decisione di dare vita a un soggetto attraverso un dato mezzo sono mutevoli, i passaggi di stato palesano i mutamenti delle circostanze all’interno delle quali un dato soggetto torna a manifestarsi, quasi una società in costruzione, che aggiorna i propri dettagli architettonici, i propri costumi, e che vive i cambiamenti di un clima politico proprio”. – Daniele Milvio

 

Daniele Milvio nasce in Italia nel 1988. Tra i quattro e i dodici anni suona il violino per diverse ore al giorno, credendo di poterne, da adulto, fare il suo mestiere. Oggi incolpa la dimensione delle sue mani per il fallimento di questo tentativo. La musica classica resta nella sua vita un accompagnamento della pratica dell’arte, un tempo da lui considerata un ripiego. Ha scoperto di recente di aver versato per anni l’affitto della sua casa di Milano al direttore d'orchestra Valerij Gergiev, un pegno pagato malvolentieri a chi nella musica, a differenza di Milvio, ha indubbiamente eccelso. Consegue il diploma di Liceo Classico nello storico Istituto Dante Alighieri di Roma con voti inspiegabilmente bassi, in seguito frequenterà l’accademia di belle arti di Brera, pur vivendo a Parigi. Si conta qualche mostra personale a New York, Milano, Basilea e Berlino, e un numero accettabile di mostre collettive in gallerie e istituzioni di un certo pregio. Come Benedetti Michelangeli è un appassionato di auto, non della loro conservazione. Oggi vive per la maggior parte dell’anno a Milano, e medita di darsi all’attivismo politico in seno al suo adoratissimo Partito Radicale o alla coltura di rare specie di albero da frutto o all’allevamento di una nuova razza canina nata dall’incrocio del galgo spagnolo col dobermann o alla pesca del totano. Afferma di concedersi ancora tre anni prima di decidere. – Daniele Milvio

 

MARGHERITA RASO (Lecco, 1991)

L'interesse per la “pelle” degli oggetti e per le differenti modalità di percezione e comprensione dell'opera informa tutta la sua pratica. Attraverso la realizzazione di tessuti Jacquard, l'artista indaga il ruolo e il significato di superficie. Creando rilievi di diverse scale e dimensioni, ovvero disegni intessuti, il suo intento è quello di entrare nello spazio simultaneamente con un dipinto e una scultura, sottraendo entrambi dalla loro immobilità. Le sue opere in tessuto sono spesso il punto di partenza di sculture in ceramica, bronzo e ghisa. Quest'ultime sono il risultato di un processo in cui il tessuto viene sacrificato, per combustione, in favore di un altro materiale. La perdita si concretizza in nuove forme mutate dove l'eco di un corpo esiste con i suoi limiti e possibilità di trasformazione.

 

Margherita Raso vive e lavora tra Basilea e Milano, si è laureata presso l’Accademia di Brera a Milano e attualmente frequenta la Die Institut Kunst Fachhochschule Nordwestschweiz a Basilea, Svizzera. Le sue mostre personali includono: “Casting The Tempo”, Abbazia di Santa Maria di Lucedio, Vercelli (2021); “Canal”, Bible, New York (2018); “Piercing”, Fanta-MLN, Milano (2017). Le sue opere sono state esposte presso: Little, Berna (2022); Solutions!, Milano (2022); CFA, Milano (2021); Museo Novecento, Firenze (2021); Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano (2021); MACRO, Roma (2021); Villa Olmo, Como (2021); Fanta-MLN, Milano (2020); WPN-NYC, New York (2019); WallRiss, Friburgo (2019); MAMbo, Bologna (2018); Armada, Milano (2016); Komplot, Bruxelles (2015).

 

ANDREA ROMANO (Milano, 1984)

Il lavoro di Andrea Romano consiste nella combinazione e nella sovrapposizione di diversi mezzi e linguaggi, come a impedire una definizione univoca di “opera d’arte”. La ricerca di Andrea ruota intorno al rapporto tra la dimensione personale e la sfera collettiva, e al ruolo rivestito delle immagini all’interno di questo rapporto. Questa relazione si esprime nel suo lavoro nel misurare riferimenti ed esperienze personali con quello che chiamiamo “arte”, i suoi margini, la sua storicità, le gerarchie che definisce al suo interno e i valori che comunemente attribuiamo ad essa.

 

Andrea Romano è stato co-fondatore del progetto Motel Lucie (2009–2010), e ha partecipato a diversi progetti collaborativi e mostre in Italia e all’estero, tra cui le mostre personali da Gaudel de Stampa, Parigi; Santolarosa, Oslo; Vistamare, Pescara; Fluxia, Milano; Gasconade, Milano, e quelle collettive a Palazzo della Ragione, Bergamo; Vistamare Studio, Milano; Pio Pico, Los Angeles, Quadriennale di Roma; Silvia Steinek, Vienna, Triennale di Milano; Monica De Cardenas, Zuoz; Fondazione Morra - Museo Nitsch, Napoli; La Maison Rouge - Fondation Antoine de Galbert, Parigi; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino; 1m3, Losanna; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia.

 

GIANGIACOMO ROSSETTI (Milano, 1989)

Giangiacomo Rossetti vive e lavora a New York. Ha studiato all’Accademia di Brera a Milano e ha poi conseguito un master all’FHNW a Basilea. Le sue più recenti mostre personali includono Federico Vavassori, Milano (2021); Greene Naftali, New York (2020); Mendes Wood DM, Bruxelles (2019); Riverside, Berna (2018); Federico Vavassori, Milano (2017). 

Le mostre collettive a cui ha partecipato includono CFA live, Milano (2021); Greene Naftali, New York (2021); Aspen Art Museum, Aspen (2020); Stuart Shave Modern Art, Londra (2020); Greene Naftali, New York  (2019); Braunsfelder Family Collection, Colonia (2018); MAK Center for Art and Architecture,  Los Angeles (2017).

 

DAVIDE STUCCHI (Vimercate - Monza e Brianza, 1988)

Davide Stucchi attinge dal quotidiano per indagare intimità e sentimenti che si concretizzano nello spazio come dimensioni psichiche. Facendo riferimento a un sistema di oggetti che sottintendono la presenza di individui, l’artista mette in scena assenze affettive e materiali, attraverso coreografie di volumi, luci e suoni. Osserva e studia il corpo rappresentandolo nei minimi termini, ponendo l’attenzione sulle tracce che emana o sui codici – anche vestimentari – che lo contraddistinguono.

 

Davide Stucchi, vive e lavora a Milano. La sua ultima mostra personale è stata presentata da Martina Simeti a Milano, ad aprile 2021, preceduta da quella presso Deborah Schamoni a Monaco di Baviera nel novembre 2020. Nel 2019 ha esposto presso Gregor Staiger a Zurigo, Sundog, Parigi e Zazà, Napoli. Tra le collettive recenti: RETROFUTURO, MACRO, Roma (2021); Fitzpatrick Gallery, Parigi (2021); Quadriennale di Roma (2020); Stadtgalerie, Berna (2020), Centrale Fies, Dro (TN) (2019); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2018); Quadriennale di Roma (2016). È stato in residenza presso Triangle, Marsiglia (2016); Cité internationale des Arts, Parigi (2013); Fondazione Pastificio Cerere per l’Arte Contemporanea, Roma (2013).

Ultimo aggiornamento

10/03/2022, 15:12