Gabriella Marchi (Ginnastica)

Rimini, 23 luglio 1956 (m. 22 gennaio 1990)

Brava e sfortunata, Gabriella, strappata alla vita a soli 33 anni da un male crudele. Una ragazza che ha scritto pagine importanti nella ginnastica artistica, rimanendo per alcune stagioni la numero uno nel Belpaese. "Iella" - così l'hanno sempre chiamata amici e conoscenti -non comincia prestissimo. E' il '68, infatti, quando il fratello maggiore, a sua volta ginnasta, la presenta al tecnico responsabile della neonata squadra femminile, Gian Neri, figlio dell'indimenticato Romeo. I primi passi, però, sono da gigante, tanto che il suo talento non può passare inosservato all'occhio attento dei coniugi Matlochi, gli allenatori della grande Vera Ceslavska che la federazione italiana ha assunto in proiezione delle Olimpiadi di Monaco. La signora Matlochova, in particolare, resta colpita dalla Marchi, che nell'autunno del '69, appena 13enne, parte per il collegiale permanente di Roma. Nel 70 arriva il primo incontro internazionale con l'Inghilterra, così come partecipa ai Mondiali nella vecchia Unione Sovietica ed è seconda assoluta ai campionati nazionali di categoria. L'anno successivo vince l'oro a squadre e il bronzo individuale ai Giochi del Mediterraneo di Smirne, in Turchia. Nel 72 le vittorie fioccano: si aggiudica il trofeo "Primavera" ed è la migliore nel confronto Italia-Spagna. Ai Giochi Olimpici di Monaco si conferma la più forte ginnasta azzurra, 48esima assoluta e ottava alle parallele con un ottimo 9.40, punteggio mai raggiunto in passato da un'atleta italiana in un contesto così prestigioso. Dal 73 al 75 continua a mietere titoli in campo nazionale, oltre a piazzamenti onorevoli a Europei e Mondiali, dove porta i gradi di capitano. Nel 76 lo studio diventa prioritario e la ginnastica, di conseguenza, subisce una frenata. Tre anni più tardi comincia la carriera di istruttore all'Edera Ravenna, collabora con la federazione, è perfino giudice di gara. Nell'ottobre '87 il male si manifesta, ma anche sotto terapia "Lella" frequenta la palestra, segue le sue allieve. Fino alla crisi del 21 gennaio '90, quando entra in coma per non uscirne più.

Tratto da "Quelli che...lo sport che passione" a cura di Alberto Crescentini e Carlo Ravegnani