Eugenio Pagnini (Pentathlon Moderno)

Rimini, 13 luglio 1905 (m. 29 settembre 1993)

In quanti hanno insegnato educazione fisica al Liceo Giulio Cesare? In tanti, sicuramente. Ma quanti insegnanti Isef del Classico riminese hanno partecipato a due edizioni delle Olimpiadi. Uno solo, naturalmente. Il prof. Eugenio Pagnini, salito agli onori della cronaca ad Amsterdam nel '28 e Los Angeles nel '32, in una specialità come il pentathlon moderno ormai in via d'estinzione. E in quei viaggi attorno al mondo ha avuto l'intelligenza e l'arguzia di immagazzinare usi, tradizioni, costumi, non solo sportivi, utilissimi poi al ritorno in patria sia a livello personale (parlava correttamente cinque lingue) sia per la sua professione. E infatti, se Rimini è plurititolata nel baseball nazionale ed europeo, il merito iniziale va proprio a Pagnini che nel 1949 svelò i primi rudimenti di questo sport solo americano ai suoi allievi del Giulio Cesare che poi proseguirono da soli, ma anche oggi non dimenticano mai chi gli mise in mano il primo guantone, la prima mazza o quella strana pallina così pesante. Ma torniamo alle Olimpiadi, a quelle olandesi, dove il brigadiere di finanza riminese passò in un solo giorno dal momento atteso da una vita a una delusione cocente. Gli ottimi risultati nella prova podistica, ma soprattutto in quella natatoria, lo portarono al primo posto nella classifica generale. Mancava solo il concorso ippico e purtroppo gli toccò in sorte un cavallo perdente. Pagnini fu 29° nell'ultima prova e 11° nella classifica generale. Gli restarono applausi, complimenti, titoloni sui giornali dell'epoca e la consapevolezza di riprovarci quattro anni più tardi. Detto e fatto. A Los Angeles è ancora tra i migliori nella gara di nuoto, la sua specialità. Il sorteggio del cavallo lo tradisce ancora, anche se per la verità questa volta è pure la giornata negativa nel tiro con la pistola a compromettere la gara di Pagnini, che chiude l'avventura olimpica al 12° posto. Lo sfortunato rapporto con i cavalli fu parzialmente ricucito ai mondiali di Stoccolma nel '34 quando vinse la prova ippica con l'ormai famoso episodio del ramo d'albero che lo ferì all'altezza della bocca.

Tratto da "Quelli che...lo sport che passione" a cura di Alberto Crescentini e Carlo Ravegnani