Dopo un periodo di instabilità politica che vide alternarsi il governo del duca Valentino (Cesare Bo

Rimini nello Stato della Chiesa

Dopo un periodo di instabilità politica che vide alternarsi il governo del duca Valentino (Cesare Borgia), dei Veneziani e dei Malatesta, con la definitiva cacciata degli antichi signori nel 1528, la città venne restituita alla Chiesa, a cui apparterrà per tre secoli. Già nel 1509, con la costituzione Sipontina, il governo della città era stato conferito al patriziato che amministrava attraverso un Consiglio formato da cento nobili e trenta cittadini.  Rappresentante locale del papa era il governatore. Per Rimini, divenuta un piccolo borgo alla periferia dello Stato pontificio, ebbe inizio un lungo periodo di stasi economica, di inerzia e di indolenza, funestato da un susseguirsi di invasioni, saccheggi, carestie, pestilenze, inondazioni, terremoti. Nel 1672 la città fu colpita dal più grave terremoto di cui si ha memoria, che causò, oltre ad immensi danni, 460 vittime. Per tutto il corso del XVIII secolo si  assistette a ininterrotti passaggi di eserciti stranieri - Austriaci, Spagnoli, Sardi, Napoletani - con occupazioni militari, saccheggi, ruberie e violenze d'ogni genere. Un altro disastroso terremoto - quello della notte di Natale del 1786 - segnò la fine di questo travagliato periodo.

Elemento di impulso per la vita cittadina, fra Cinque e Seicento, fu l’insediamento di nuovi Ordini religiosi che fondarono conventi e chiese nelle vicinanze delle due piazze principali, inserendosi nel tessuto urbano esistente.

Anche l’attività edilizia si collega alla religiosità: a quest’epoca risalgono la costruzione della chiesa della Madonna della Colonnella, dalle forme armoniose e dalle plastiche decorazioni in cotto, e la ristrutturazione della chiesa della Madonna delle Grazie e della chiesa parrocchiale di Santa Maria di San Fortunato (Santa Maria di Scolca, sul colle di Covignano.

Entro le mura della Città, importanti interventi modificarono chiese e conventi tra cui la chiesa dei SS. Bartolomeo e Marino (Santa Rita) e la chiesa di  San Giuliano nel borgo omonimo, di antica tradizione, al di là del fiume Marecchia.

Interventi di ristrutturazione modificarono anche i palazzi comunali e lo spazio della piazza antistante (piazza Cavour), delimitata, nel lato a monte, dall’edificio dei Forni, sul cui sito nell'Ottocento sorgerà il teatro Poletti. Al centro della piazza vennero a trovarsi la fontana, detta della pigna, il cui impianto medievale fu modificato nel 1543 nelle forme attuali, e la vicina statua di Papa Paolo V, eretta nel 1614 quale segno  di deferenza da parte del Consiglio della Città.

Nella "piazza grande" (ora “Tre Martiri”), luogo di mercati e tornei cavallereschi, venne edificato il Tempietto dedicato a Sant'Antonio da Padova, mentre intorno alla metà del ‘500 si costruì l'isolato con la Torre dell'Orologio che conferì alla piazza la forma e le dimensioni odierne. Palazzo Gambalunga, oggi sede della Biblioteca Civica, rappresenta la più significativa testimonianza dei prestigiosi palazzi dei notabili secenteschi

Grazie a due vescovi colti e sensibili - il Davia e il Valenti Gonzaga - e per merito precipuo di un intellettuale di statura europea - il medico, scienziato ed erudito Giovanni Bianchi (Jano Planco) - il Settecento fu un secolo di grande vivacità culturale e di indubbio progresso degli studi scientifici e storici. Al secolo dei lumi  risalgono diverse opere di architettura funzionale tra cui la Pescheria, elegante costruzione che riflette l'importanza della pesca nell'economia locale, nonché complessi religiosi quali le chiese di S. Bernardino, progettata dal Buonamici; di S. Maria in Corte(detta dei Servi), notevole per l'impianto e  la decorazione degli interni; il grande convento dei Gesuiti, oggi sede del Museo della Città, con annessa la chiesa dedicata a San Francesco Saverio (detta del "Suffragio"), la chiesa e il vicino convento di Sant’Agostino, soggetti a rifacimenti architettonici e decorativi.

Tra la fine del secolo e gli inizi del successivo,  la Città fu coinvolta nei principali eventi che cambiarono la storia d'Italia.   Il 4 febbraio 1797, battute le truppe pontificie a Faenza, l'esercito francese giunse a Rimini, festeggiato dai "giacobini" locali; il 6 vi pernottò Napoleone. La città fu aggregata alla Repubblica Cispadana e poi alla Cisalpina, e divenne capoluogo del Dipartimento del Rubicone. Nel marzo del 1815, dopo l'abdicazione di Napoleone, Gioacchino Murat fece tappa a Rimini e di qui lanciò i due celebri appelli "per l'indipendenza d'Italia".

Il 19 luglio la Romagna tornò alla Chiesa. Il clima della Restaurazione e il ristagno dell'economia provocarono frequenti tumulti e la nascita di una fitta rete di sette, a cominciare dalla Carboneria. Ai moti del 1831 aderì anche Rimini, alla cui periferia, il 25 maggio, si combatté la cosiddetta "battaglia delle Celle", ben nota per il vibrante scritto di Mazzini Une nuit de Rimini. Esclusivamente riminese fu la sollevazione del settembre 1845, ispiratrice  del saggio di D'Azeglio Degli ultimi casi di Romagna.

Nel 1857 si apriva  il nuovo, monumentale teatro progettato da Luigi Poletti, inaugurato dalla "prima" dell'Aroldo di Giuseppe Verdi.

Il 22 giugno 1859 Rimini, con tutta la Romagna, si staccava dallo Stato Pontificio; il plebiscito del marzo 1860 ratificava l'annessione al Regno di Sardegna con un diluvio di "sì".

 L'occupazione napoleonica e la Restaurazione segnarono il volto della città. Fu il patrimonio ecclesiastico a risentirne più direttamente: fra le molte chiese distrutte nelle vicende belliche  figura anche  Santa Colomba che,  sconsacrata e utilizzata come caserma, consegnò il titolo di Cattedrale prima alla chiesa di Sant’Agostino e, quindi, al Tempio Malatestiano.

Gli interventi connessi alle operazioni militari e al riassetto urbanistico favorirono un susseguirsi di scoperte archeologiche, premessa per le conoscenze della Rimini antica. E’ soprattutto al valore dello storico Luigi Tonini che si riconducono gli scavi più importanti, le più valide intuizioni e l’opera più significativa sul passato della città.

Il 30 luglio 1843, con l'inaugurazione del primo Stabilimento Bagni, fondato dai conti Alessandro e Ruggero Baldini e dal medico Claudio Tintori, era nata ufficialmente l'industria balneare. Il turismo riminese, che ebbe dagli inizi del '900 il suo emblema nel Grand Hotel, polarizzò l'attività economica e venne a creare una spaccatura fra il Centro e la Marina, simbolicamente tracciata dalla linea ferroviaria del 1861.