Oscure e perlopiù leggendarie sono le notizie sui primi cristiani di Rimini.

La diffusione del Cristianesimo

Oscure e perlopiù leggendarie sono le notizie sui primi cristiani di Rimini. La tradizione vuole che la persecuzione di Diocleziano abbia fatto qui numerosi martiri, fra i quali la quindicenne santa Innocenza, copatrona della città. La stessa tradizione situa il luogo dei supplizi fuori Porta Romana (l'Arco d'Augusto), nei pressi del tempio di Giove, in un'area sepolcrale detta per la sua natura paludosa Lacus maior (donde il toponimo Lagomaggio).

Il Cristianesimo, in effetti, dovette diffondersi ad Ariminum tra la fine del II e il principio del III secolo. La cattedra episcopale sarebbe stata istituita nel III secolo. Un vescovo di nome Stemnio avrebbe ottenuto da Costantino di convertire il tempio pagano di Ercole in chiesa cristiana e avrebbe intitolato questa, che sarebbe poi diventata la cattedrale, a santa Colomba.

Il concilio di Nicea del 325 si era chiuso con la sconfitta di Ario, la cui dottrina sulla Trinità era stata condannata. Ciò, tuttavia, non aveva posto fine alle dispute. Per comporre il contrasto, nel 359 l'imperatore Costanzo II convocò a Rimini un nuovo concilio, a cui parteciparono oltre quattrocento vescovi provenienti da tutte le province occidentali (quelli d'Oriente si riunirono a Seleucia).  La scelta di Rimini come luogo del Concilio testimonia l'importanza raggiunta dalla città ed esprime già la sua vocazione all'ospitalità, favorita dalla felice posizione geografica e dal clima mite. Appoggiati dall'imperatore, i seguaci di Ario riuscirono a raccogliere la stragrande maggioranza dei vescovi su una mozione di compromesso che, di fatto, annullava i deliberati di Nicea. Solo un'esigua minoranza di ortodossi si oppose alle conclusioni del concilio di Rimini. Tra questi irriducibili - appena diciotto - è annoverato  unatradizione  annovera il vescovo di Rimini Gaudenzio. Arrestato dal preside dell'imperatore per la sua aperta predicazione antiariana, il 14 ottobre del 360 sarebbe stato linciato da un gruppo di fanatici partigiani di Ario. Secondo un'altra tradizione invece, il santo patrono della cittàsi identificherebbecon il primo vescovo di Rimini, morto martire durante le persecuzioni di Diocleziano.

Va precisato che l'esistenza storica del santo, patrono di Rimini, è ignorata dalle fonti coeve.

Primario nodo stradale, e perciò luogo di passaggio quasi obbligato, Rimini deve sopportare a più riprese l'urto delle invasioni barbariche. Nel 409 vi si accampa il visigoto Alarico, che poi metterà a sacco Roma. Nel 452 Rimini scampa miracolosamente alle orde unne, contro cui schiera - stando a una tradizione non molto solida - tremila uomini. Nel 476 passa per Rimini Odoacre, re degli Eruli, che giunto a Roma deporrà l'ultimo imperatore d'Occidente, Romolo Augustolo. Nel 490 il goto Teodorico scende in Italia e sconfigge Odoacre, che ripara a Ravenna; Teodorico salpa dal porto di Rimini e sbarca a sei miglia da Ravenna: la città, affamata e priva di soccorsi, deve arrendersi. è l'anno 493. Teodorico si proclama re d'Italia e stabilisce a Ravenna la sua corte.

Intorno alla metà del IV secolo la città era  diffusamente cristianizzata e poteva già contare su edifici di culto: innanzitutto la cattedrale, entro la cinta muraria, e chiese fuori le porte, vicine alle necropoli distribuite ai lati delle principali vie, nella tradizione romana. A Gaudenzio fu dedicata la chiesa in origine chiamata "Confessione dei Martiri" nel ricordo dei primi cristiani: gli scavi  intorno al 1970, in occasione della costruzione del Palazzetto dello Sport e della piscina comunale, misero in luce i resti di strutture murarie di questa chiesa che affonda le sue radici in età costantiniana. Lungo la Flaminia sorgevano, dal V secolo, anche la chiesa di Santo Stefano, che la tradizione fa risalire a Galla Placidia, e la chiesa di San Gregorio. Fuori da Porta Montanara si trovava la chiesa  intitolata ai santi Andrea, Donato e Giustina, eretta fra il V e il VI secolo in forme che ricordano il mausoleo di Galla Placidiaa Ravenna.

Dal VI secolo la città ospitò, nei suoi luoghi più importanti,le chiese di San Michelino in foro e di Sant'Innocenza, affacciate sull'antica piazza romana, la chiesa di Santa Croce, di fianco a palazzo Diotallevi e la chiesa di San Tommaso nell'attuale piazza Ferrari. Dei più antichi edifici di culto riminesi, che riprendono forme e decorazioni delle coeve costruzioni ravennati, restano tracce soltanto nell'abside della chiesa di San Michele in foro.