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I mosaici delle domus

Dovevano essere proprio facoltose le case romane che nel II secolo dopo Cristo si affacciavano sui  decumani di Ariminum; prendiamo ad esempio quello che oggi corrisponde a via Tempio Malatestiano. Qui  e nelle sue immediate adiacenze sono stati ritrovati i resti di importanti domus.  Agli inizi degli anni '60, in occasione della demolizione dell'ex Vescovado (opera dell'architetto settecentesco Buonamici), fu scoperto  un complesso di tre abitazioni di età romana, la prima delle quali con peristilio, il giardino porticato tradizionale delle case pompeiane.
Nei pressi, in corrispondenza  di piazza Ferrari,  è stata ritrovata nel 1989 la cosiddetta "casa del chirurgo", con lo splendido mosaico policromo che raffigura Orfeo  attorniato  da animali, e altri eleganti mosaici a motivi geometrici, pertinenti ad una domus ristrutturata alla metà del II secolo. Durante il restauro del collegio dei Gesuiti, attuale sede del Museo della Città, tra il 1984 e il 1985, furono portati alla luce i resti di una domus con pavimentazioni a mosaico bianco e nero.

Tutto lascia dunque immaginare una sequenza ininterrotta di case ricche e confortevoli. Costruite in età diverse, da quella repubblicana alla prima età imperiale, furono tutte quante ampliate e abbellite nel II secolo, quando ad Ariminum, grazie ai commerci favoriti dal suo ruolo di primario nodo stradale e dal porto, si moltiplicarono i segni di una diffusa e notevole agiatezza. Il boom economico ebbe fine un secolo dopo. Più d'una casa mostra tracce del vasto e rovinoso incendio, databile  alla metà del III secolo, che causò l'abbandono di alcune domus e la decadenza delle altre. Incendi e devastazioni ricondotti alle prime incursioni barbariche.

La grande domus di palazzo Diotallevi, scoperta nel 1975 a fianco dell'ex Vescovado, fu costruita fra il II e il I secolo avanti Cristo e radicalmente ristrutturata intorno alla metà del II secolo dopo Cristo. Da edificio ampio ma sobrio fu trasformata in un'abitazione lussuosa, con pareti decorate da affreschi e pavimenti a mosaico. La grande sala di rappresentanza destinata ai banchetti è ornata dall'oramai celebre mosaico "delle barche",  in tessere bianche e nere. Al centro Ercole ignudo, con la tradizionale pelle di leone e la clava, alza la coppa in atto di brindare. Secondo una leggenda, Ercole sarebbe stato, in concorrenza con Noè, il fondatore mitico della città e, in età romana,  il suo nume tutelare. Ma la scena più nota che dà il nome al mosaico, è quella  che rappresenta il porto, verosimilmente di Ariminum, col faro (e l'addetto che alimenta la fiamma), una scialuppa e due navi da trasporto su cui si affaccendano gli equipaggi.  Nel mare nuotano pesci tipici dell'Adriatico: delfini, triglie, mazzole….
Oltre al mosaico, nel corso degli scavi sono emersi vari altri reperti. Innanzi tutto il bel torso virile in marmo bianco di ispirazione policletea e la base figurata in pietra che raffigura un maestro di scuola e un ragazzo mentre  attizza la fiammella del candelabro. Inoltre brocche da vino in bronzo, con raffinati manici decorati  e altri strumenti domestici (pentole, tegami, un paio di robuste cesoie). Raffinato è il bronzetto di un Lare danzante, di ellenistica eleganza.
Come la "casa del chirurgo", così chiamata per i "ferri del mestiere" che vi sono stati ritrovati,  sarà appartenuta ad un medico, la domus di palazzo Diotallevi, sulla base del mosaico con la scena navale,  sarà stata la dimora di un ricco imprenditore marittimo.