Agli inizi del Novecento Rimini vide accentuarsi la separazione fra la città, connotata da un volto

Fascismo, guerra e ricostruzione

Agli inizi del Novecento Rimini vide accentuarsi la separazione fra la città, connotata da un volto modesto e a tratti degradato, e il lido che ad ogni estate ospitava turisti raffinati provenienti da ogni parte dell'Europa, alla ricerca di piacere, salute e divertimento nell'"Ostenda d'Italia".  Ma anche lo scenario delle feste  e della vacanza si spense sotto la violenza della prima guerra mondiale che colpì Rimini proprio il giorno dell'entrata in guerra dell'Italia, il 24 maggio 1915, quando la città fu cannoneggiata da un incrociatore austriaco. Non solo: nel 1916 un violento terremoto danneggiò gravemente gli edifici.

Il clima di fermento e di inquietudine del dopoguerra portò dapprima all'affermazione  del socialismo, al governo della città con le elezioni del 1920, e quindi, due anni dopo, a seguito di continue violenze squadristiche (culminate, il 27 maggio, nell'eccidio di Santa Giustina), all'occupazione dei palazzi comunali da parte dei fascisti.

La politica fascista favorì negli anni Trenta l'esplosione del turismo che, da fenomeno di élite, divenne di massa, aprendo all'italiano medio la possibilità delle vacanze al mare. Strumento di propaganda e di creazione del consenso  popolare furono le colonie marine, grandi architetture di stile razionalista, che crebbero lungo il litorale da Cattolica a Bellaria. L’epoca fascista espresse anche un rinnovato interesse per il volto del centro storico, nell’intento di esaltare le origini romane di Rimini: ne fu segno eclatante, negli anni Trenta,  l’isolamento dell’Arco di Augusto, esaltato al centro di un piazzale per la distruzione dei torrioni delle mura romane e delle case che vi si addossavano.

Un capitolo tragico nella storia del secolo appena trascorso è quello della seconda guerra mondiale.

Attraversata dalla Linea Gotica la città subì,  dal 1 novembre del 1943, 373 bombardamenti aerei e 14 navali; il 25 agosto 1944 ebbe inizio la battaglia di Rimini per lo sfondamento della linea gotica, una delle più grandi battaglie del secondo conflitto. Rasa letteralmente al suolo, Rimini perse gran parte del patrimonio monumentale, artistico e storico. Il 35% dei fabbricati andò  completamente distrutto, il 40% lesionato, intatto appena il 2%. Il coefficiente di distruzione - 82% - è il più alto d'Italia con stime di oltre 30 miliardi di lire di danni valutate nel 1946.

Il 21 settembre 1944 l'esercito alleato entrò in Rimini; il 16 agosto, nella piazza oggi intitolata ai Tre Martiri, erano stati impiccati i giovani partigiani riminesi Mario Cappelli, Luigi Nicolò e Adelio Pagliarani.

La ricostruzione materiale, condotta con straordinaria energia e quasi a tappe forzate, consentì la rapida ripresa e il decollo di una città che già agli inizi degli anni Cinquanta può dirsi, a buon diritto, il più importante centro turistico europeo. Negli anni del boom economico Rimini conobbe una crescita demografica dovuta all'abbandono delle campagne a favore di un'attività che impegnava intere famiglie nella conduzione di bar, pensioni, balere e bagni alla base della fortuna e dell'immagine dell'ospitalità.