Battuti definitivamente i Galli e i loro alleati nella battaglia di Sentino (295 a.

Ariminum

Battuti definitivamente i Galli e i loro alleati nella battaglia di Sentino (295 a. C.), nel 268 il Senato di Roma decretò la fondazione  della colonia di Ariminum, nome tratto da quello del fiume Marecchia (Ariminus), così che il toponimo significa "la città sul Marecchia". Il sito prescelto, fra la foce del fiume e quella del torrente Aprusa, si colloca laddove già dal V secolo esisteva un emporio commerciale.

La colonia era una sorta di repubblica autonoma, alleata di Roma, ma priva della cittadinanza romana: caratteristiche proprie di una colonia “di diritto latino”. Solo attorno al 90 a.C., la città entrò a far parte a pieno titolo dello stato romano come municipium.

I 6000 coloni laziali e campani, inviati dal Governo centrale ad occupare il territorio con le loro famiglie, attuarono il disegno politico del senato pianificando la struttura della città secondo un progetto che le conferiva il classico impianto a scacchiera, con insulae rettangolari e strade ortogonali, ancora oggi riscontrabili nel tessuto urbano: la via principale, il cardomaximus (oggi via Garibaldi-via IV Novembre), impostato su un'antica via commerciale dai monti al mare, incontrava il decumanus maximus (corso d'Augusto)  nel forum (piazza Tre Martiri), cuore politico, religioso ed economico di Ariminum.

La fondazione comportò l’occupazione e la bonifica del territorio, delimitato a nord dal Rubicone, a sud dal Conca e a ovest dagli Appennini: il progetto fu attuato attraverso la centuriazione che prevedeva la suddivisione in centuriae, appezzamenti di terra di forma quadrata con il lato di circa 710 m, ripartiti in maglie rettangolari da assegnare ai coloni. Il reticolo regolare  era tracciato sul terreno da vie, canali e fossati che tuttora disegnano in parte il paesaggio.

L'esigenza di tutelare la città dalle insidie dei Galli Senoni che ancora popolavano la zona, rese necessaria la costruzione di una solida cinta muraria per proteggere i lati più esposti: a sud, lungo il corso del torrente Aprusa, e a monte, là dove il terreno non offriva ostacoli naturali. Gli altri lati erano invece protetti dal mare e dall’Ariminus. Le mura, dotate di possenti torrioni quadrangolari, erano costruite in grandi blocchi di arenaria locale, squadrati secondo una tecnica in uso nell’Italia centrale, detta opus poligonale, i cui resti sono visibili ai piedi dell'arco d'Augusto.

Nell'età più antica l'ingresso principale alla città doveva avvenire attraverso la via aretina che  si innestava nel cardo massimo per giungere al porto attrezzato alla foce del Marecchia. Dal II secolo a.C., a seguito della politica espansionistica di Roma verso la pianura padana, assunse maggiore importanza il decumano massimo,  che univa la via Flaminia con la via Aemilia, le strade consolari in direzione l’una di Roma e l’altra di Piacenza. I due percorsi presero il nome dai consoli Caio Flaminio e Marco Emilio Lepido che le tracciarono rispettivamente nel 220 e nel 187 a.C.; ad essi si aggiunse nel 132 a.C. la via Popillia, voluta dal console Publio Popillio Lenate per raggiungere da Ariminum Ravenna e più a nord Aquileia. Ariminum divenne così un importante nodo stradale.

In relazione alle guerre civili e sociali che coinvolsero Ariminum, messa a ferro e fuoco da Silla perché partigiana del partito dei populares con a capo Mario, furono eseguite importanti opere di potenziamento del sistema difensivo: fra queste la costruzione,  nel I secolo a.C., della porta a doppio fornice, in blocchi di arenaria, nota come Porta Montanara.

Nel 49 a.C., fra storia e leggenda,  Ariminum lega il suo nome al passaggio di Giulio Cesare che, superato il limite del fiume Rubicone, avrebbe arringato le sue legioni proprio nel foro della nostra città, come ricorda il cippo eretto nel 1555 proprio per mantenere viva la memoria del discorso del generale, ora posto all’imboccatura di via IV Novembre.

Anche in età imperiale sulla città si concentrò l'attenzione del potere centrale.

Ad Augusto si devono importanti interventi urbanistici: oltre alla costruzione dei due monumentali ingressi alla città - l'Arco d'Augusto ed il Ponte di Tiberio- l'imperatore diede avvio a un più generale programma di sviluppo e arredo urbano in cui rientrano la lastricatura delle vie cittadine e l'impulso dato alla crescita dell'edilizia residenziale.

Il riassetto augusteo non intaccò nella sua forma essenziale l'originario impianto che continuò ad avere il suo centro fisico e vitale nel foro: la presenza dei portici e l'andamento curvilineo del lato a monte della piazza crearono una sorta di quinta che poteva fungere da sfondo a quegli spettacoli che poi, dal I secolo d.C., avrebbero trovato una sede più prestigiosa nel vicino teatro, la cui ubicazione è stata individuata negli anni '60. Ai primi secoli dell'impero risalgono anche la costruzione della rete idrica e fognaria e l'edificazione dell'Anfiteatro datato all'epoca di Adriano.

La città romana ci è nota non soltanto nel suo aspetto pubblico, ma anche in quello privato, documentato dai resti delle domus rinvenuti negli scavi particolarmente numerosi nel dopoguerra. Di notevole interesse gli scavi che hanno messo in luce prestigiose dimore: dalla domus di palazzo Diotallevi, nota nel mondo per il mosaico con scena dell’ingresso delle barche nel porto (forse proprio quello di Rimini); alle tre abitazioni dell’ex Vescovado, prezioso esempio di evoluzione edilizia dalla classica casa a peristilio alla domus con cortile e corridoi interni, tipica dell’Italia settentrionale; alla cosiddetta domus dell’Arco, cresciuta a fianco del monumento, a ridosso delle mura cittadine, elegante costruzione caratteristica della fiorente età augustea; alle fastose residenze della tarda età imperiale, da palazzo Gioia a palazzo Palloni al Mercato Coperto, simboli del potere amministrativo e militare che riflette la potenza della vicina Ravenna; per finire con la domus di età imperiale nell'area di piazza Ferrari, decorata con mosaici e affreschi, che ha restituito materiali di grande rilievo tra cui un corredo di strumenti chirurgici, il più ricco consegnatoci dall'antichità.

La calata dei primi barbari, intorno alla metà del III secolo, mise a ferro e fuoco interi quartieri della città, segnando la fine del periodo di pace dei primi secoli dell'impero e rendendo necessaria la costruzione di una nuova cinta difensiva: le mura, in laterizi, inglobarono l'Anfiteatro e racchiusero completamente il centro cittadino.

Soltanto con il trasferimento della capitale da Roma a Ravenna, la città visse una fase di ripresa e di crescita, in relazione alla presenza di funzionari imperiali: residenze palaziali, con splendidi mosaici policromi, sorsero in luogo delle antiche domus, concentrandosi nell'areagravitante intorno all'attuale piazza Cavour in cui, in un momento  non definibile, si era aperto il secondo foro della città.