I Diari inediti di Giacomo Antonio Pedroni, originario di Santarcangelo e mansionario della Cattedra

Banchetti e bancarotta

I Diari inediti di Giacomo Antonio Pedroni, originario di Santarcangelo e mansionario della Cattedrale di Rimini, ci consentono di farci un'idea, per quanto sommaria, della cucina riminese in età barocca, che diverge ben poco da quella rinascimentale: le tecniche culinarie sono, tutto sommato, le stesse, così come gli ingredienti e la struttura del pranzo. Cambiano gli anfitrioni che, dopo la caduta dei Malatesti, saranno costituiti dalla ristretta oligarchia patrizia che governerà la città: una nobiltà provinciale, presenzialista e spiantata, preoccupata solo di salvare le apparenze e gettare fumo negli occhi. Con esiti disastrosi per le finanze pubbliche.

Il 1 febbraio del 1627, un lunedì, passò da Rimini il cardinale di Savoia. Senza che egli ne sapesse niente, le autorità comunali decisero di riservagli un'accoglienza fragorosa coronata da un colossale banchetto. Già la sera del sabato la dispensa dei Consoli traboccava d'ogni ben di Dio, e il Pedroni, in compagnia di "molt'altri preti", andò in pellegrinaggio ad ammirare "la solenne provisione di carne et pesci". Al ritorno, in solluchero, ne compilò un'accurata lista. L'"Illustrissima Comunità di Rimino", in effetti, non aveva badato a spese. I pesci erano da Guinness: capitoni del lago di Garda "grossi come la gamba d'un huomo", sogliole giganti, un "varolo" di sei chili, un rombo di quasi otto chili, uno storione mastodontico, e inoltre trote, tinche, lamprede, cefali, spigole, astici pescati a Venezia. Altrettanto ricca e varia era la cacciagione: fagiani, pernici, starne, tortore, francolini, tordi, "galli di montagna" catturati in Valtellina, "gallinacci d'India", "galline rustiche di Boemia", un cinghiale e perfino "un aquilotto di color bertinaccio".

Il regno vegetale era stato saccheggiato dei migliori carciofi, finocchi, cavolfiori, cardi di Ravenna, asparagi di Chioggia, tartufi, uva bianca e nera, frutti "còlti poco fa da gl'alberi" o "raccolti da lontani Paesi". I dolci straboccavano: statue e fiori di zucchero, paste di Genova, marmellate di fiori e, "portate di Fiorenza et Venetia", "casse di varie confettioni", ovvero di frutta candita: "cose bellissime et rare a vedere". La cantina era più che rispettabile e comprendeva, oltre al Trebbiano e al Moscatello locali, il Verdicchio, il Greco d'Istria e vini di Doccia e piemontesi.

La lista non richiede commenti. E' sufficiente un cenno alla vasta rete di fornitori, perlopiù forestieri (di Firenze e di Genova, di Venezia e del Piemonte), e alla studiata e un po' contorta rarità dei cibi, da marinisti di provincia. A proposito: il povero, incommestibile aquilotto sarà finito davvero in pentola?

Il Pedroni, purtroppo, omette di indicare i prezzi, che però ricaviamo da un analogo elenco di dieci anni prima. Il 14 novembre del 1616 erano attesi a Rimini, da Loreto, Cosimo II de' Medici e il cardinale Carlo, suo fratello. I due, nonostante i pressanti inviti, s'erano guardati bene dal mettere piede in città e avevano fatto sosta a Cattolica. Imperterrite, le autorità comunali avevano voluto offrire ai Medici e alle 206 persone del loro seguito una lauta "collatione". A Cattolica, ovviamente. Bene: per le "robbe da mangiare", le "spetiarie" e l'onorario degli scalchi, cuochi, aiutanti, credenziari, dispensieri e sguatteri, si sborsarono, per l'esattezza, 9.066 lire, 19 bolognini e 4 denari. Se si pensa che 3.650 lire erano l'obolo che il Papa elargiva annualmente alla Comunità di Rimini per dar sollievo alle assetate casse, la cifra di 9.066 lire sembra proprio una bella sommetta per una "collatione" fuori porta. Il banchetto in onore del cardinale di Savoia non sarà stato di certo più a buon mercato.

Tant'è che sei mesi dopo il Comune s'accorse, di punto in bianco, che "la borsa del Pubblico" era "esaustissima" e chiese un prestito "alli Signori Abbondancieri", i magistrati preposti all'ammasso e alla vendita del grano, che, a loro volta, stavano scervellandosi per trovare i 1.000 scudi necessari per far riparare i granai pubblici che gli stavano letteralmente crollando sulla testa. Sull'orlo della bancarotta, i Consiglieri deplorarono che "alli tempi d'hoggi ogni cosa è cresciuta di prezzo" e denunciarono l'esiguità del finanziamento papale. Destino gramo delle autonomie locali.

Dimenticavamo: giunto nottetempo, il cardinale di Savoia fece sapere che "non gli era di gusto esser visto e conosciuto" e se ne andò a dormire nel convento di San Marino. Ripartì la mattina di buon'ora, e di tutto quel che gli era stato destinato non accettò altro che tre piccoli tartufi.