La sua storia sta diventando un esempio di cosa significhi non arrendersi: non arrendersi davanti ad

Violenza contro le donne: dichiarazione del vicesindaco Gloria Lisi

10 Febbraio 2017
“Ieri pomeriggio sono andata a fare visita a Gessica Notaro, che con grande coraggio e forza sta combattendo la sfida più difficile della sua vita.

La sua storia sta diventando un esempio di cosa significhi non arrendersi: non arrendersi davanti ad un lungo percorso di recupero, fatto di settimane in ospedale, interventi chirurgici, terapie. E soprattutto non arrendersi alla violenza, al male, all’odio. Non nascondo che i minuti che ho passato con Gessica - alla quale ho voluto portare la vicinanza dell’intera comunità riminese, che continua ad esserle vicina a quasi un mese dalla drammatica aggressione di cui è stata vittima – hanno lasciato un segno. In primo luogo perché ho potuto constatare lo spirito con cui Gessica sta affrontando questo percorso ad ostacoli e quanto le sia di aiuto sentire il supporto sincero degli amici, della famiglia, delle persone care e dei tanti che sono rimasti toccati dalla sua storia. Una forza tale da renderla, così com’è stato per Lucia Annibali, un esempio e un punto di riferimento per chi come lei ha subito violenza. Nel corso del nostro incontro infatti Gessica mi ha raccontato di una donna, romagnola, che si è recata a trovarla in ospedale per chiederle aiuto, per sapere come comportarsi e reagire perché anche lei vessata dal suo compagno. E Gessica, ovviamente, non s’è tirata indietro.

Ma l’incontro con Gessica mi ha fatto riflettere anche per un secondo aspetto. Lasciando l’ospedale non ho potuto fare a meno di riflettere sul sottile confine tra il bene e il male, su come sia possibile come un uomo che hai amato e che ti ha amato, con cui hai condiviso un pezzo di vita, emozioni, esperienze, possa arrivare al punto di volere la tua cancellazione. Troppo semplice ‘derubricarlo’ – se così si può dire – ad un momento di follia, ad un gesto inconsulto. Dietro a un gesto simile, premeditato o estemporaneo che sia, c’è l’impossibilità ad accettare che certi vincoli si possono rompere, che le relazioni possono finire e che l’altro non è una proprietà che ci sente il diritto di rivendicare o, peggio, di distruggere. Come ho già avuto modo di ripetere in queste settimane, il contrasto a questo tipo di fenomeno deve partire dalla diffusione di una nuova cultura del rispetto di genere, soprattutto nelle giovani generazioni di uomini e di donne, che devono essere educati al rispetto e alla libertà. Una formazione che deve andare di pari passo con un irrobustimento della rete di supporto alle vittime di violenza, vittime che vanno messe nella condizione di poter denunciare e che devono essere affiancate nel percorso di ritorno alla normalità. A tal proposito, in una recente tre giorni di formazione promossa dall’Ausl Romagna e dedicata agli operatori che ogni giorno si occupano di violenza sulle donne, era emerso come ci fossero delle fasce orarie – le ore notturne, i giorni festivi e prefestivi – in cui era necessaria una ulteriore risposta in aggiunta al prezioso lavoro dei centri antiviolenza e delle associazioni. Per questo motivo con l’Ausl Romagna è stato deciso di attivare a partire da lunedì 13 febbraio un numero sociale dedicato, esclusivamente a disposizione dei presidi ospedalieri dell’ambito di Rimini e delle forze dell’ordine del territorio, attraverso il quale attivare percorsi protetti a tutela delle donne vittime di violenza. Un ulteriore strumento, di cui si farà carico il Comune di Rimini, per garantire il massimo appoggio a chi necessita di un aiuto per uscire da situazioni critiche e per ricominciare a vivere in serenità”.