Si tratta di una nota questione che da anni fa discutere anche tanti amministratori locali

Rivediamo le regole di riparto del Fondo di solidarietà. La Dichiarazione dell’Ass.re Gianluca Brasini

30 Agosto 2019
“La questione del Fsc (Fondo di solidarietà comunale) è un tema di vecchia conoscenza per il Comune di Rimini, che già in altre circostanze, aveva rilevato il problema, riferito ai comuni con grande affluenza turistica, di ridiscutere le regole del riparto del fondo, seguendo un criterio più equo e rispettoso delle caratteristiche dei comuni.

Si tratta di una nota questione che da anni fa discutere anche tanti amministratori locali, e che adesso, con la nota emanata dall’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) ha riaperto il dibattito sulla distribuzione dei 6 miliardi raccolti dal fondo. Una situazione pesante che si protrae da anni, generata da un peccato originale per il quale gli enti caratterizzati da un elevata concentrazione di seconde case, sono fortemente penalizzati sul piano finanziario perché versano migliaia di euro all’erario senza ricevere nulla.

E’ il caso anche del nostro comune, che con la quota versata al fondo, si vede ‘alleggerito’ ogni anno, di circa 22 milioni di euro, senza che venga considerato il costo dei servizi aggiuntivi per gestire una città con una presenza turistica che supera 7 milioni di presenze ogni anno. Una capacità ricettiva ed un caleidoscopio di servizi da finanziare ed erogare, che in Italia risulta seconda solo al Comune di Roma.

Il Fondo di solidarietà comunale è stato introdotto nel 2013, con lo scopo di limitare gli squilibri tra enti comunali, operando una redistribuzione da enti con maggiori capacità di entrata e spesa verso quelle con minori capacità. E’ un criterio molto complesso, che riguarda il sistema di finanziamento dei comuni, profondamente modificato dal dlgs 23 del 2011. Una norma che ha interrotto i trasferimenti ai comuni e che ha creato un meccanismo complicato e perverso, per il quale chi incassa più tasse, come i comuni turistici, riceve meno fondo.  Ciò crea chiaramente una situazione poco equa che non tiene conto dell’effettiva sostenibilità del meccanismo perequativo per la finanza comunale in quanto ci sono comuni che beneficiano e comuni che contribuiscono.

Il Comune di Rimini non si sottrae al principio solidaristico che sta alla base di questo meccanismo ma, alla luce dei fatti, sia per quanto prelevato dalla fiscalità riminese (oltre 22 milioni all’anno) sia per le esigue somme che vengono restituite alla nostra comunità (5,5 milioni) pare davvero che la “solidarietà” sia una buona pratica messa in campo da pochi comuni e non certo dallo Stato centrale.

Un corto circuito che pone una riflessione importante sulla necessità di lasciare sul territorio ciò che viene pagato per Tasi e Imu, dai residenti e dai proprietari di seconda casa non residenti. Ecco perché, anche il Comune di Rimini,  si unisce all’appello che Unicem ha fatto in sede di Commissione Finanza alla Camera dei Deputati, con cui si chiede di rivedere interamente e riformare il sistema delle imposte locali.”