

Quelle del 28 e 29 maggio 2006 sono state elezioni amministrative per certi versi 'fuori dall'ordinario'. Sia per il risultato (la prima volta che non si è approdati al ballottaggio); che per l'architettura della coalizione di centrosinistra (comprendente già al primo turno Rifondazione Comunista e Italia dei Valori con Ds, Margherita e Repubblicani europei protagonisti di un inedito rassemblement sotto le insegne dell'Ulivo), che per l'affacciarsi sulla scena politica attiva di soggetti individuali e collettivi la cui precedente partecipazione alla vita pubblica era stata quantomeno 'invisibile'. Tutto ciò calato in un clima nazionale anch'esso anomalo, perché caratterizzato dalla inusuale radicalizzazione dello scontro tra schieramenti opposti poi sfociata nella sconfitta del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi a beneficio dell'Unione di Romano Prodi.
Elezioni, dunque, eccezionali perché figlie di uno stato d'animo contraddittorio nel Paese, nella regione, nella città nel quale convivono contemporaneamente il distacco e il desiderio di partecipare, la disillusione e la speranza, il conservatorismo e l'innovazione. E' diffuso un senso di incertezza che a mio avviso è attesa che precede un periodo di grandi cambiamenti, obbligato dalla serie di sfide che si pongono davanti all'Italia e a Rimini. E sfida è- insieme a qualità e partecipazione- la parola chiave del nostro programma di governo per i prossimi cinque anni che non può che trarre positiva linfa dal lavoro condotto nel quinquennio precedente.
Dal 2001 al 2006 è stato prodotto un grande sforzo per il miglioramento della città, in equilibrio tra modernizzazione della rete infrastrutturale- a sostegno dell'economia e in definitiva della capacità imprenditoriale e lavorativa riminese- e incremento della tutela sociale, dell'educazione scolastica e della formazione. Il dinamismo dello sviluppo non ha lasciato indietro i più deboli e i più fragili: credo di non sbagliare se dico che una scommessa vinta dalla precedente Amministrazione Comunale sia stata quella di coniugare una forte idea di riqualificazione strutturale con un eguale contrappeso per la tutela diffusa del welfare.
Ma tutto questo non esaurisce la portata della sfida che abbiamo davanti per il prossimo lustro.
Gli anni che ci aspettano non possono essere vissuti tranquillamente al di fuori di un ruolo lungimirante ed efficace dell'Amministrazione comunale. In qualsiasi scenario internazionale e nazionale che si prospetti, é evidente come la città debba poter contare (in tutte le sue componenti) su un profilo del settore pubblico che si dimostri all'altezza. Non ci aspettano tempi in cui chiunque possa permettersi di farcela da solo. Viviamo un'epoca in cui la competizione avviene tra sistemi territoriali e dove la stessa capacità di creare e ridistribuire ricchezza
La competizione tra le economie mondiali renderà più forte il nostro tessuto di imprese se sapremo mettere a sistema le risorse, se sapremo garantire il rafforzamento delle nostre infrastrutture (a partire da quelle della mobilità), se sapremo sviluppare un'adeguata rete di servizi, se nel nostro territorio vi saranno adeguate reti di comunicazione e di formazione del sapere.
Potrà mantenere la propria forza e a conoscere un nuovo sviluppo la nostra economia turistica se sapremo valorizzare e tutelare il territorio, migliorare l'accessibilità della nostra area e la mobilità, se decollerà con efficacia un'infrastruttura fondamentale come il nuovo Centro dei Congressi, se riusciremo a mantenere un equilibrio efficace tra prezzi -prodotto -servizi e se crescerà ancora quella speciale cultura dell'accoglienza e del "buon vivere" che ci caratterizza.
Riusciremo a rendere più certo il futuro dei nostri cittadini se continueremo nell'azione di qualificazione della spesa pubblica per estendere e non comprimere i livelli delle nostre prestazioni sociali.
Nel prossimo lustro decideremo che cosa sarà del nostro territorio: abbiamo davanti la sfida dell'immigrazione e della integrazione, della concorrenza internazionale e della globalizzazione, dei nuovi cittadini e della partecipazione, della sostenibilità ambientale e della valorizzazione del patrimonio storico-culturale.
Possiamo decidere di consumare un po' alla volta la rendita che ci è stata data, oppure scegliere di percorrere nuove frontiere.
Un sentimento pionieristico, ricco di spirito di iniziativa, capacità di innovazione e fiducia nel futuro ha sostenuto e sostiene l'anima di questa città. Una città che intende oggi costruirsi un futuro sicuro ponendosi di fronte a questo impegnativo compito con lo stesso atteggiamento aperto, solidale, consapevole della propria identità, positivo e concreto garantito dalla sua natura e dalla sua storia.
E il ruolo della Pubblica Amministrazione in tal senso è determinante. Pochi elementi come l'autogoverno della comunità possono determinare il livello di modernizzazione di un territorio, incidendo in particolare sulle due domande che determinano il rapporto tra istanze della società civile e risposte della componente politico-amministrativa. La prima tocca il binomio cooperazione-sussidiarietà tra le parti migliori della comunità (istituzioni, forze sociali, reti associative e di volontariato, famiglie): cooperare nella sussidiarietà significa allora lasciare ai soggetti sociali tutto quello che essi, nella rispettiva autonomia, possono fare nel migliore dei modi, dando così la possibilità alla comunità a prendersi cura di se stessa. La seconda verte sulla rete di opportunità entro la quale il cittadino esercita le proprie libertà, all'interno di un quadro di regole che consentano l'esercizio di diritti e doveri. Se il nostro obiettivo è quello di dare sostanza al patto di cittadinanza e alla democrazia, le tradizionali categorie della partecipazione vanno radicalmente ampliate, mettendo al centro una nuova scala di valori e di soluzioni che abbia in cima il rispetto delle regole, una gamma più vasta di opportunità, il pieno esercizio delle libertà, lo sviluppo di politiche di genere.
Cooperazione-sussidiarietà e nuova partecipazione sono due degli strumenti principali per attuare nei prossimi cinque anni quella visione di sviluppo di qualità che in parte faccia perno sul completamento dei progetti infrastrutturali in corso d'opera e in parte rilanci e investa nuove energie, idee, risorse, esperienze, entusiasmo sulle realizzazioni che hanno alla base quelli che sono i principi originari, veri e condivisi del centrosinistra:
E' su questi principi che saldamente si fonda il programma di mandato, il quale ha l'ambizione anche nella forma di rappresentare qualcosa di più e di nuovo nel rapporto con l'intera comunità rispetto al tradizionale elenco di impegni. Non più un programma 'verticale' ma 'orizzontale', costruito su una sistematica rispondenza tra priorità e regole perseguite e azioni da realizzare nel quinquennio per raggiungerle, meccanismo questo che consentirà a tutti durante tutto l'arco della legislatura di verificare pressoché ogni giorno lo stato di attuazione del patto. Tale modalità di formazione del programma (vero e proprio 'catalizzatore della riflessione') ha due immediate conseguenze: il vincolo al suo rigoroso rispetto da parte di tutte le forze che compongono la coalizione di governo cittadino e l'affermazione netta della figura del Sindaco quale garante di un metodo e di uno stile di lavoro fondati sui valori della democrazia, della corresponsabilità, della concertazione, dell'ascolto.
I fattori dello sviluppo e gli strumenti per realizzarli. Sono due le direttrici su cui si snoda il tragitto di una città e una comunità che guardano all'avvenire con spirito di iniziativa, capacità di innovazione e fiducia nella propria identità cosmopolita e multietnica.
I fattori dello sviluppo
I prossimi saranno cinque anni decisivi per uno sviluppo di Rimini che non potrà prescindere dalla qualità, frutto di una società aperta in cui ognuno sia responsabilizzato e abbia le opportunità per costruirsi liberamente il proprio futuro. Ci sono sfide fondamentali da affrontare e da vincere: l'integrazione (che deve evitare la deriva di una pericolosa ghettizzazione materiale e culturale), la competitività, la sostenibilità ambientale, le prospettive dei giovani. Le vogliamo affrontare e vincere, consapevoli del notevole impegno che tutto ciò comporterà ma già sicuri oggi che animeremo una nuova consapevolezza collettiva del sistema territoriale e del suo futuro. Sceglieremo insieme e decideremo insieme, mobilitando le migliori risorse umane e finanziarie.
Sfida, qualità e partecipazione saranno le nostre parole guida. Ci metteremo subito al lavoro per concretizzare le priorità programmatiche sulle quali, prima di spendere qualche parola in più, vorrei spendere una piccola riflessione: come Amministrazione Comunale ci muoveremo costantemente con la bussola della programmazione e della pianificazione. La città, oggi più che mai, ha bisogno di avere certezze nell'immediato con una chiara prospettiva futura. Una definita vision aiuta peraltro il processo di partecipazione/identificazione che è alla base di ogni fase di importante sviluppo di una comunità. In ogni settore dell'Amministrazione Comunale spingeremo a fondo la leva della programmazione e della pianificazione,anche dando a tutto ciò una trasparente valenza culturale. Con tale metodologia interverremmo rapidamente e decisamente nei confronti dei quattro problemi principali sui quali si gioca un bel pezzo della sfida del futuro: la mobilità e il governo del territorio, l'implementazione dell'offerta di nidi e materne e il sociale, il completamento della rete infrastrutturale e il sostegno all'economia e alle imprese, il recupero del Teatro Galli e un progetto culturale di grande respiro e apertura.
Per fare questo dovremo scegliere e alcune scelte saranno difficili, richiedenti un grosso sforzo elaborativi e organizzativo. Decisiva sarà la nostra capacità di coinvolgere la comunità riminese rispetto alla necessità di queste decisioni. E qui siamo e saremo chiamati a dar prova di grande responsabilità e responsabilità del nostro ruolo.
La visione di prospettiva offre risposte nella quotidianità ma non è schiava di essa. E noi, che qui rappresentiamo a tutti gli effetti Rimini in tutte le sue componenti, abbiamo il dovere non di fare tutto perché ciò è impossibile ma di realizzare le opere e le iniziative indispensabili per garantire la centralità non solo provinciale di questa nostra città. Il salto di qualità è richiesto anche a tutti noi.