
Presidente del Comitato Ordinatore del Museo

“Il Museo degli Sguardi riunisce reperti raccolti nei vari continenti da diversi viaggiatori e collezionisti. Pertanto rispecchia la curiosità di questi ultimi e di coloro ai quali essi si sono interessati. Più in generale, è risaputo che lo sguardo con cui gli Occidentali hanno osservato gli altri popoli è cambiato nel tempo, talvolta anche in funzione delle condizioni particolari in cui essi erano entrati in contatto con questi ‘altri’. E’ risaputo altresì, che questo cambiamento non è stato lineare e che, nel rapporto con l’altro, nuove rappresentazioni possono aggiungersi alle vecchie senza che per altro queste ultime si dissolvano immediatamente. Abbiamo oggi in Europa un’immagine molto più quotidiana e familiare degli Africani e degli Asiatici, per esempio, ma ciò non ci impedisce di essere ancora sensibili all’evocazione del presunto carattere misterioso dei continenti africano ed asiatico.
Il Museo degli Sguardi vorrebbe avvicinare il proprio pubblico alla dimensione riflessiva della nostra relazione con l’arte degli altri, rivelandola nei diversi aspetti che essa ha assunto a seconda del nostro sguardo: scandaloso, nel primo sguardo cristiano che è arrivato a scorgere in essa una prova esotica dell’esistenza del diavolo; sorprendente, nello sguardo curioso dei primi viaggiatori e degli scienziati che iniziavano a catalogare le meraviglie della natura; istruttivo, nello sguardo degli archeologi e dei primi etnografi che vi scoprivano segni di vita e di cultura; sconvolgente, per i primi rappresentanti dell’arte moderna – surrealisti o pittori cubisti – che in quest’arte “altra” hanno visto svelata un’altra visione del mondo, uno sguardo differente che essi sentivano vicino al loro; sublime, a volte, agli occhi di coloro che, senza nessuna particolare conoscenza etnologica, hanno la rivelazione dello splendore formale di alcuni oggetti. Oggi, inoltre, tutti sono più o meno abituati alle forme di volta in volta variate e un po’ stereotipate dell’arte ‘turistica’, concepita per il commercio, al di fuori di ogni preoccupazione metafisica o religiosa. Ma l’arte ‘indigena’ è anche uno stimolo per le arti plastiche che cercano nuove fonti d’ispirazione nell’epoca della globalizzazione e dell’uniformazione estetica. Mille piste, mille inviti rinnovati al sogno, alla riflessione e al viaggio di cui ci si sforza di seguire i segni in un percorso tracciato che ci conduce da ieri al domani, dallo scandalo all’ammirazione, ma che si può seguire in tutti i sensi, ritornando, se necessario, sui propri passi, perché abbiamo sempre bisogno di stupirci, di capire e di ammirare.”
Nel 1972 viene inaugurato a Rimini, nel Palazzo dell'Arengo e del Podestà, il “Museo delle Arti Primitive - Raccolta Delfino Dinz Rialto”, un museo dedicato al 'Primitivismo' modernista (fine XIX e XX sec.). Il fondatore, Delfino Dinz Rialto (1920 - 1979), per la realizzazione del museo riminese si era ispirato al “Museum of Primitive Art” di New York fondato nel 1957 da Nelson Rockfeller. Il Museo, divenuto di proprietà comunale nel 1975, cambia denominazione in “Museo Arti Primitive 'Dinz Rialto'”, poi, nel 1988, dopo un temporaneo trasferimento delle sezioni Oceania e America precolombiana a Palazzo Gambalunga, viene trasferito a Castel Sismondo dove assume il nome “Museo Culture Extraeuropee 'Dinz Rialto'”.
Nel 2000, il Museo viene chiuso al pubblico in attesa del suo trasferimento nella nuova sede di Villa Alvarado di Covignano di Rimini. Per il nuovo allestimento viene individuato un Comitato Ordinatore formato da Antonio Aimi , Maurizio Biordi , Marcello Di Bella, Paolo Fabbri, Pierluigi Foschi, Laura Laurencich Minelli, Antonio Paolucci, Luigi Pezzoli e presieduto da Marc Augè (già Direttore dell'Ecole des Hautes Etudes di Parigi).
L'allestimento del Museo degli Sguardi è stato realizzato dallo Studio Aliante di Pesaro (Arch. Oscar Rocca, Graciela Galvani Rocca e Camilo Rocca, in collaborazione con Valentina Curandi e Nicolás Arias).
Lo Studio Aliante ha realizzato un allestimento secondo un percorso espositivo “leggero”, caratterizzato da un ridotto numero di reperti esposti e da una minima presenza di testi intercalati da una “supersegnaletica”, secondo il progetto museografico elaborato da Marc Augè.
Un ruolo determinante per la realizzazione di tale allestimento è stato svolto da Graciela Galvani Rocca (06/10/1950 - 01/05/2007).