IL NOME Il toponimo Rimini è la volgarizzazione del latino "Ariminum" denominazione della città in

Nome, stemma civico, gonfalone, antichi statuti

IL NOME
Il toponimo Rimini è la volgarizzazione del latino "Ariminum" denominazione della città in età romana, attraverso le forme intermedie Arimino e Rimino. "Ariminum", a sua volta, è la forma aggettivale del primitivo nome del fiume Marecchia (Ariminus), così che il toponimo significa, letteralmente, "la città sul Marecchia".

LO STEMMA CIVICO
Lo stemma civico deriva dalla fusione dell'emblema araldico del libero Comune, quale tramandato da alcuni sigilli medievali (arco e ponte) con la croce concessa da papa Giulio II e raffigura i due principali monumenti romani della città - l'Arco d'Augusto e il Ponte di Tiberio - il Mare Adriatico e la Croce Guelfa.
Esso è così ripartito: nel primo campo, d'argento, il ponte di cinque arcate è sormontato da un arco trionfale romano, il tutto al naturale movente da un mare di azzurro ombrato d'argento; nel secondo, di colore rosso, la croce dello stesso colore è bordata d'argento.
Lo stemma civico fu approvato con decreto del Capo del Governo il 31 marzo 1930.
Il cittadino che ha necessità di avere una copia a colori dello Stemma, deve farne richiesta all'Ufficio Stampa (Piazza Cavour 27 - Tel. 0541 704262 - e-mail: emilio.salvatori@comune.rimini.it) in quanto il Regolamento Comunale prevede che qualsiasi uso dello Stemma debba essere autorizzato.

IL GONFALONE

Il gonfalone è l'emblema con il quale il Comune rappresenta unitariamente l'intera comunità locale. Esso consiste in un drappo quadrangolare del colore di tutti gli smalti dello stemma, sospeso mediante un bilico mobile ad un'asta, e terminate in punta da una freccia. Sulla freccia è collocata la bandiera italiana.
Il Regolamento comunale disciplina l'uso del gonfalone e dello stemma. 


GLI ANTICHI STATUTI DEL LIBERO COMUNE
La più antica redazione degli Statuti del libero Comune di Rimini porta la data del 26 novembre 1334; il 20 giugno 1343 ebbe l'approvazione del Legato pontificio. E' certo, tuttavia, che non si tratta della prima compilazione, ma della raccolta, riorganizzazione e revisione generale di un'attività legislativa plurisecolare prodotta dalle magistrature comunali sulla base di antiche consuetudini.
Il "corpus" statutario del 1334 è diviso in 3 libri: il primo tratta dell'ordinamento del Comune e definisce le spettanze delle singole magistrature (Consiglio Generale, Consiglio di Credenza, Podestà, giudici, ufficiali, ecc.); il secondo libro detta norme di diritto privato e regola il comportamento dei cittadini; il terzo libro raccoglie disposizioni di diritto amministrativo e disciplina le molteplici attività economiche. Successivamente fu aggiunto un quarto libro che affronta la stessa materia del terzo; in appendice furono pubblicati gli statuti delle principali corporazioni di mestiere (arte della lana, arte del cuoio, corporazione degli speziali).
Gli statuti del 1334 furono riapprovati nel 1509, dopo la caduta dei Malatesti, e rimasero in vigore fino al 1797. Com'è ovvio - e come testimoniano le copie manoscritte superstiti -, negli anni furono largamente integrati, rimaneggiati e revisionati, anche se le nuove rubriche continuarono ad essere innestate sul vecchio tronco trecentesco.
A temini statutari, il Comune doveva possedere tre copie degli Statuti: la prima, quella "ufficiale" doveva essere esibita, incatenata, "in pallatio Communis" (cioè nel Palazzo dell'Arengo); le altre dovevano essere a disposizione del Podestà e dei giudici.
Gli statuti riminesi sono tramandati da vari codici: il più antico e il cosiddetto codice Sartoni, conservato nella Biblioteca Gambalunghiana, della metà del XV secolo. Sono quattrocenteschi due altri codici (il cosiddetto "Statutum Arimini" e il codice Torsani), anch'essi conservati nella Gambalunghiana, e le copie nella Biblioteca del Senato di Roma e nella Biblioteca Apostolica Vaticana. La Biblioteca Gambalunghiana custodisce altri tre codici del XVII e XVIII secolo.

Data: 
Mercoledì, 1 Dicembre, 2010 - 01:00