Il Comitato Unico di Garanzia ha promosso un seminario sulla “RIFORMA DEL PUBBLICO IMPIEGO: INDIRIZZ

Riforma del Pubblico impiego

Corso: "Riforma del Pubblico impiego: indirizzi ed orientamenti"

Il Comitato Unico di Garanzia ha promosso un seminario sulla “RIFORMA DEL PUBBLICO IMPIEGO: INDIRIZZI E ORIENTAMENTI”.

Relatore Avv. Luca Tamassia, esperto di organizzazione e gestione del personale della Pubblica Amministrazione.

Il seminario si è svolto nel giorno di mercoledì 27 aprile, dalle ore 14.30 alle 17.30, presso l'auditorium del Liceo Musicale Lettimi, in via Cairoli.

Programma:

•          14.30 -  Introduzione: Manuela Rizzo – presidente del CUG;

•          14.45 -  Relazione: Luca Tamassia;

•          16.30 - Domande ed approfondimenti.

Moderatore: Bruno Angelini.

 

“RIFORMA DEL PUBBLICO IMPIEGO: INDIRIZZI E ORIENTAMENTI”

 

La legge-delega in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche è stata, a più riprese, celebrata come azione di grande rinnovamento dell’amministrazione pubblica, di cui il Paese ha assoluta necessità, soprattutto all’avvento della stagione delle riforme, in un momento così delicato e grave per il sistema socio-economico nazionale ed internazionale.

La soluzione alle problematiche emergenti dovranno reperirla i decreti delegati che il Governo si accinge progressivamente a varare in attuazione della delega ricevuta, dal Parlamento, con l’approvazione della legge n. 124/2015 di riforma dell’organizzazione pubblica, in quanto numerosi e di rilevante portata appaiono le questioni aperte dalla delega, i cui rimedi dovranno necessariamente trovare residenza ed adeguata disciplina nell’ambito dei provvedimenti attuativi.

Di seguito alcuni temi, tratti da contributi editoriali pubblicati dall’Avv. Luca Tamassia, che saranno oggetto del seminario:

LA GESTIONE DELLE COMPETENZE NELLA RIFORMA DEL SISTEMA PUBBLICO UN’IMPORTANTE LEVA DI CRESCITA CULTURALE DEL NOSTRO PAESE

L’elemento di maggior spicco valoriale, in vero, in tale contesto di trasformazione, può rinvenirsi nel largo uso del regime delle “competenze” generalmente applicato alle risorse umane, di cui il legislatore ha disseminato il mutamento, regime che appare, infatti, piuttosto diffuso nell’assetto riformistico della legge. Tracce più o meno evidenti di questo si rinvengono nella nuova disciplina di principio che interessa la dirigenza pubblica (vedasi, a tal riguardo, l’art. 11, comma 1, let. g), della norma), ma ciò che più colpisce è l’assunzione del principio di “rilevazione delle competenze dei lavoratori pubblici” nell’ambito dei fondamentali principi e criteri direttivi di delega recati dall’art. 17, comma 1, let. i), della legge n. 124/2015, quale criterio orientativo di basilare rilevanza nella realizzazione del processo d’innovazione delle culture pubbliche.

Il principio di riforma, quindi, tende ad indurre ed a mettere a disposizione delle direzioni, intese quali livelli di responsabilità gestionali, un “modello di competenze” relativo alle risorse umane, alla stregua di sviluppare uno strumento operativo rispetto al quale misurare il livello di competenza raggiunto dal titolare di una posizione di lavoro, cui commisurare anche componenti della retribuzione e/o pianificare percorsi di sviluppo mediante procedure di crescita interna e/o strutturati percorsi di formazione. Riconoscere le competenze necessarie per occupare una posizione di lavoro e confrontarle con le competenze di cui attualmente dispongono i membri dell’organizzazione consente, infatti, la pianificazione di un percorso di sviluppo delle risorse umane dell’ente, che può portare essenzialmente alla valorizzazione delle competenze esistenti o potenzialmente sviluppabili attraverso i meccanismi di valorizzazione professionale (si pensi ai regimi di premialità strutturati definiti “progressione economica orizzontale”), oppure all’utilizzo “mirato” ed “armonizzato” dello strumento della formazione, proprio allo scopo di integrare lo sviluppo delle persone con le strategie ed i mutamenti organizzativi e culturali che scuotono la pubblica amministrazione.

 

 

LA LEGGE-DELEGA DI RIFORMA DELL’ORGANIZZAZIONE PUBBLICA PRECARIZZA LA DIRIGENZA APRENDO PROBLEMI GESTIONALI DI COMPLESSA SOLUZIONE

In materia di dirigenza pubblica, l’introduzione del ruolo unico produrrà fatali effetti di precarizzazione se non dei rapporti di lavoro, profilo, tuttavia, ancora tutto da sondare, quanto meno degli incarichi che, soggetti a rinnovo periodico, si pongono alla stregua di un incerto percorso di fiducia professionale che gli organi di governo saranno chiamati a confermare o a modificare. I principi di revisione organizzativa delle amministrazioni pubbliche, infatti, come delineati dall’art. 11 della legge n. 124/2015, istituiscono ruoli unificati della dirigenza in relazione alla tipologia di inquadramento alle dipendenze di datori di lavoro pubblici – quali, orientativamente: amministrazioni centrali, regionali e locali - la cui gestione viene demandata, dalla norma, ad una Commissione di ruolo dotata di poteri ancora in via di definizione, ancorché già delineati almeno in termini di valutazione, verifica dei criteri di conferimento degli incarichi dirigenziali, accertamento dell’utilizzo dei sistemi di valutazione per il conferimento e la revoca degli incarichi dirigenziali e gestione del ruolo unico.

 

 

NELLA RIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE UN NEOCENTRALISMO NORMATIVO CHE METTE IN DISCUSSIONE IL MODELLO CONTRATTUALE

Il transito di  ambiti di regolazione costituisce un massiccio ritorno alla fonte pubblicistico-legale del sistema di governo pubblico, uno spostamento che, oramai, fa pesantemente pendere l’ago della bilancia, anche nella materia del lavoro pubblico, verso la disciplina legislativa e regolamentare, lasciando, all’origine negoziale, uno spazio sempre più limitato.

La contrattualizzazione del rapporto di lavoro ritransiterà, nel silenzio generale, nell’alveo pubblicistico, ritornando sempre più prossima al sistema di disciplina centralizzato nelle norme di rango pubblicistico, laddove ogni scelta è già compiuta, ogni spazio è già occupato, ogni opzione si stempera nella necessità di presidio della congiuntura, ogni azione è dettata dal rigido scansionare delle esigenze di coordinamento della finanza pubblica. Se questo è il destino del lavoro pubblico, allora, sarebbe stato più franco definirlo com’è: una strisciante ripubblicizzazione del rapporto di lavoro che, iniziata da circa un decennio a questa parte, si compirà con una riforma che non innoverà il sistema, ma introdurrà novità di sistema, ove la novità sarà costituita, in antitesi, dal ritorno al passato. Come già evidenziato, quindi, il ritorno al passato, nella logica della riforma, forse salverà il futuro del lavoro pubblico. Una triste considerazione agli occhi di chi aveva riposto, nella privatizzazione-contrattualizzazione del sistema, ogni speranza di vero rinnovamento.