La chiesa, nota ai Riminesi come Santa Rita dall’immagine che vi è venerata, si deve nelle

Chiesa dei Santi Bartolomeo e Marino

La chiesa, nota ai Riminesi come Santa Rita dall’immagine che vi è venerata, si deve nelle forme attuali ai Canonici Regolari Lateranensi che vi si insediarono nel 1464. Alla loro intraprendenza si riconduce anche l’apertura della “strada nuova”, che legava il complesso ecclesiastico al cuore della città.

Tracce dell’ impianto originario, che risalirebbe al XIII secolo, si possono cogliere all’esterno della chiesa, anticamente affiancata da un monastero; questo si sviluppava intorno al chiostro che, colpito dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ancor oggi conserva parti del XV secolo.

All'interno si ammirano pregevoli opere del tardo Cinquecento: scene della vita di San Marino dipinte sulle tele dal marchigiano Giorgio Picchi e negli affreschi delle volte, assegnati ora allo stesso Picchi ora al bolognese Bartolomeo Cesi e il San Michele Arcangelo che vince il demonio, del locale Giovanni Laurentini detto l’Arrigoni. Ad uno scultore tedesco del primo Cinquecento è attribuito il notevole Crocifisso ligneo posto sopra uno degli altari laterali.

Il gruppo scultoreo in gesso dalle forme baroccheggianti di Antonio Trentanove, ricorda il passaggio del papa Pio VI a Rimini nel 1784.

Raro esempio dell’arte dell’intarsio è lo splendido coro ligneo della fine del XV secolo, composto da 22 seggi in noce, opera di maestranze di origine veneta o modenese. Sugli schienali, ripartiti in due registri, sono rappresentati scorci cittadini, forse della Rimini del tempo, e deliziose nature morte.