Guillaume DUPRAT Mondi immaginati      far | fabbrica arte rimini  galleria d

Sabato 13 maggio l'inaugurazione delle mostre "Mondi immaginati" e "Segni sulla sabbia"

11 Maggio 2017
Guillaume DUPRAT e Osvaldo PIRACCINI in mostra in Piazza Cavour
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Guillaume DUPRAT
Mondi immaginati
  
 
far | fabbrica arte rimini  galleria d’arte moderna e contemporanea
13 maggio - 25 giugno 2017
Rimini Palazzo del Podestà Piazza Cavour
Inaugurazione sabato 13 maggio ore 18 - Orario: 10-13 / 16-19 chiuso lunedì non festivi 
ingresso libero

Da oltre dodici anni  l'artista francese Guillaume Duprat raccoglie, scavando nella storia delle scienze e delle religioni, le descrizioni del mondo, che poi elabora  e illustra; lo ha fatto con la delicatezza dei suoi pastelli e acquerelli e con la forza di una solida consapevolezza scientifica. Un lavoro iniziato con Il Libro delle terre immaginate, un viaggio avventuroso dentro il tempo e attraverso il tempo e le culture dell’intero pianeta e completato con L'altro mondo Storia illustrata dell'aldilà.
Guillaume Duprat  è un appassionato di antropologia, di storia e di cosmogonia. Attratto dal tema della "nascita del mondo" espressione con la quale solitamente si indicano i miti, i poemi e le dottrine sulla formazione dell'universo Duprat è sedotto anche dalla disciplina astronomica che ne studia l'origine e la formazione. In tutte le concezioni mitiche e religiose dell'umanità il racconto delle origini dell'universo è un momento essenziale, dalle civiltà primitive più arcaiche a quelle delle grandi religioni monoteistiche. Nelle civiltà antiche parlare del cosmo significava parlare degli dei e delle loro discendenze. Le teorie sulla formazione del mondo si presentano come racconti che narrano le avventure, gli amori e le nascite delle divinità, nonché le loro lotte per il potere. 
Poi  Duprat si è immedesimato in una esigenza antica come il mondo che si affianca allo sviluppo del pensiero magico e alle prime formulazioni del pensiero religioso, “quando la coscienza dell’essere umano ancora galleggiava a fatica nel mare dell’istinto e i popoli hanno sempre cercato di immaginarsi e di codificare una vita dopo la morte”. 
in collaborazione con MARE DI LIBRI /FESTIVAL DEI RAGAZZI CHE LEGGONO e con IPPOCAMPO EDIZIONI

 

Osvaldo PIRACCINI
Segni sulla sabbia

Rimini, Palazzo del Podestà, Piazza Cavour
13 maggio – 18 giugno 2017

Inaugurazione sabato 13 maggio ore 18
Orario: 10-13 / 16-19 chiuso lunedì non festivi - ingresso libero


Si intitola SEGNI SULLA SABBIA la mostra antologica del cesenate Osvaldo Piraccini che si apre a Rimini, al Palazzo del Podestà Primo Piano, sabato 13 maggio 2017 alle ore 18.

Omaggio a un artista dalla lunga e intensa carriera che ha lasciato un segno tangibile nella realtà artistica e culturale delle nostre province, la mostra presenta una serie di disegni a sanguigna e di opere dove il processo esecutivo le trasforma in lavori magmatici e struggenti. Pittorici e dal segno sfaldato hanno il sapore di rapidi appunti e si svelano come una serie numerosa di teste, nudi e di figure umane che raccontano molto di più, raccontano tutto il percorso di Osvaldo Piraccini «che perlustra la vasta regione dell’umano paesaggio alla perenne ricerca di un confine tra la forma e il suo dubbio, tra la materia e la nebbia, tra il distacco del pennello e il tatto della mano..».
«…In realtà questi rapidi appunti hanno la dignità di opere compiute e, talvolta ancor meglio di un dipinto, riescono a racchiudere impressione ed espressione. Forse il mistero della passeggera esistenza umana è colto proprio da un ritratto che viene compiuto nella velocità, forse è davvero l'attimo creativo a colpire nel centro l'ineffabile fugacità del mondo» scrive Massimo Pulini nella presentazione in catalogo di Segni sulla sabbia.
«Guardando questi disegni – continua - senza saperne l'origine potrebbero sembrare dunque figure messe in posa, sulla pedana di una scuola d'arte o nell'atelier nascosto dell'artista, invece il contesto nel quale sono nati non potrebbe essere più lontano dal mondo accademico, da quell'austero teatro anatomico allestito in un'aula d'istituto. Sono raccolti in riva al mare, sotto un ombrellone portato da casa, tra i bagnanti di una spiaggia libera».

Ripercorrere brevemente la biografia di Osvaldo Piraccini significa far emergere nessi e suggestioni di una generazione gloriosa di cesenati che ha segnato con straordinaria vitalità la stagione forse più importante della pittura e dell’arte romagnola nel secondo Novecento.

Gli inizi del lavoro di Piraccini risalgono addirittura alla fine degli anni ’50, vicino a Giovanni Cappelli e successivamente ad Alberto Sughi per seguire il romano Marcello Muccini; già nelle opere d’esordio Piraccini esprime una naturale vocazione lirica pur operando all’interno dell’esperienza neorealista che coinvolse quella Scuola cesenate, di grande vitalità artistica, conosciuta ed apprezzata a livello nazionale.
Anche nella fase più recente la pittura di Piraccini esprime valori di sintesi tra realtà visibile e poetica informale, l’iniziale impronta figurativa già si fa più rarefatta, si è franta, dilatata con una gamma tonale essenziale, da raffinati accostamenti cromatici ed una vibrante natura intimista. Questa resterà la nota dominante da sempre, sia durante il lungo periodo di permanenza a Roma sia nel tempo presente, con i passaggi cruciali nella sfera dell’informale e dell’ultimo naturalismo.
Accanto ai più diversi motivi paesaggistici (dalle “Rome” cadenti alle colline romagnole, dalle marine adriatiche alle anse fluviali), ed alle composizioni d’interno, la figura come la si potrà vedere in questa mostra giocata in chiave di gradazione tonale dalla gamma fumosa e aerea, rimane un motivo d’interesse preminente. 
“Piraccini – scriveva Francesco Arcangeli - natura meditata e struggente, ha dato pian piano, con una coerenza ormai non comune, e con una progressione più accentuata negli ultimi tempi, il meglio di se stesso, nella direzione della tonalità e della libertà dell’immagine”.

Nato a Cesena nel 1931, OSVALDO PIRACCINI si forma giovanissimo dapprima con Giovanni Cappelli e poi con Alberto Sughi. Da questi artisti viene indirizzato alla problematiche ed alle tematiche neorealiste, affrontate senza manifesti cedimenti alla retorica populista diffusa nell’immediato dopoguerra. Nelle opere d’esordio esprime una naturale vocazione lirica che si consolida a contatto con Marcello Muccini a Firenze. L’iniziale impronta figurativa si fa ora più rarefatta, si frange, si dilata con una gamma tonale essenziale e raffinati accostamenti cromatici. Inizia la fase della cosiddetta ‘pittura grigia’, pastosa e vibrante, di marca intimista.
Nel 1957 è premiato a Mosca alla Mostra mondiale dei Giovani Artisti. Due anni più tardi espone a Roma assieme ad altri undici pittori italiani, fra i quali Calabria, Gianquinto, Guccione, Quattrucci, Tornabuoni, in una mostra promossa da Dario Micacchi. Durante gli anni Sessanta e Settanta, Piraccini è presente in numerose rassegne nazionali e riporta significativi successi in diversi concorsi d’arte (Marzabotto 1960, Bologna 1962, Reggio Emilia 1963, Premio Campigna, S. Sofia 1965 e anni successivi). Allestisce numerose personali a Roma (città nella quale opera stabilmente dai primi anni ‘70) ed in altre città italiane. Nel 1997 è presente all’importante rassegna di Gualtieri sulla pittura informale italiana, dedicata a Francesco Arcangeli. Nel 2001e nel 2009 due grandi ‘retrospettive’ vennero promosse a Cesena.